Su twitter l’hashtag #no2giugno unisce le voci di tanti italiani che si sono stufati degli sprechi e del cinismo di una classe politica sempre più lontana dal mondo e sempre più autoreferenziale, in un coro di “no” alla inutile e ottocentesca parata militare tradizionale per festeggiare la nascita della Repubblica.

In Messico il 2 giugno si è sempre festeggiato nel bellissimo giardino dell’Istituto Italiano di Cultura, che apriva le porte a tutti gli italiani, almeno per un giorno, a ricordare l’importanza della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica attraverso il referendum.

L’anno scorso proprio l’ambasciata in Messico si è distinta per la sua assenza, non dando alcuna informazione su come si dovesse votare per l’importante referendum del 12-13 giugno. Alcuni di noi hanno partecipato a un piccolo flash mob, per sensibilizzare i connazionali più disattenti e questo è stato causa di enorme indignazione da parte dei funzionari pubblici italiani. Qualcuno ha anche udito l’ambasciatore Spinelli gridare “questi qui dentro non ci mettono più piede”. Un ambasciatore che minaccia dei cittadini italiani di non mettere più piede in territorio italiano.

Detto fatto. Quest’anno, in linea con la crisi economica e la vicinanza dello Stato ai problemi della gente, l’ambasciatore Spinelli ha chiuso le porte ai cittadini italiani residenti in Messico, ha deciso di affittare uno dei musei più cari di Città del Messico, il Franz Meyer, e di organizzare una festa privata su invito, escludendo i cittadini italiani e spendendo soldi pubblici per pagare spazi che l’Ambasciata possiede.

Già il 25 aprile aveva chiuso le porte dell’Istituto di Cultura (che negli ultimi anni di cultura italiana ne produce davvero molto poca, dato che ha ridotto quasi a zero le attività di promozione culturale) per sottolineare come gli italiani non siano i benvenuti in territorio italiano. E quindi quest’anno il 2 giugno gli italiani in Messico lo festeggeranno in un centro culturale messicano, che ha dato volentieri appoggio, spazi, strutture e solidarietà, tutte cose che la nostra ambasciata, i nostri funzionari, le persone a cui noi paghiamo stipendi dorati con le nostre tasse, non danno.

Il nostro 2 giugno alternativo si farà con la partecipazione di tutti, si porterà da mangiare, da bere, musica, teatro, danza, cinema, a poche centinaia di metri dall’Istituto Italiano di Cultura che si è chiuso al mondo.

Ecco, sarebbe bello che il governo e il Capo dello Stato venissero lasciati soli anche in Italia il 2 giugno, da soli con le loro parate, le loro feste private, i loro sprechi e il loro cinismo. Che si chiudano dentro, mentre fuori, i cittadini, siano solidali, e incarnino la vera natura della festa, ad esempio aiutando gli emiliani vittime di due terremoti disastrosi.

Fuori ci siamo noi. Che non siamo come loro.