E’ stato uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni. Un tranquillo paese a 50 chilometri da Roma, quello di Rignano Flaminio, si spacca a metà tra innocentisti e colpevolisti quando nell’estate del 2006 i genitori di alcuni bambini della scuola materna “Olga Rovere” vanno dai carabinieri per raccontare una storia di abusi che i loro figli avrebbero subito dentro e fuori l’istituto.

A quelle denunce seguiranno in massa anche altri esposti. Sono i primi passi di una tormentata vicenda che per settimane intere occuperà le prime pagine dei giornali e guadagnerà i titoli di testa dei telegiornali travolgendo le famiglie dei piccoli e quelle degli indagati. L’inchiesta tocca il suo apice il 24 aprile 2007: i carabinieri di Bracciano, su ordine del gip Elvira Tamburelli, arrestano tre maestre dell’asilo Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio, il marito di quest’ultima, Gianfranco Scancarello (autore televisivo), la bidella Cristina Lunerti e un benzinaio, il cingalese Kelum De Silva. L’accusa per tutti è di associazione per delinquere, atti osceni in luogo pubblico, maltrattamenti in famiglia, sottrazione di minore, sequestro di persona e violenza sessuale. Secondo il pm Marco Mansi, almeno ventuno bimbi di età compresa tra i 3 e i 4 anni tra il 2005 e il 2006, sia nella scuola che fuori, sarebbero stati oggetto di abusi sessuali e di “giochi erotici”. Il 27 aprile gli arrestati, interrogati nel carcere di Rebibbia, respingono con fermezza tutte le accuse e il 2 maggio il gip conferma la misura cautelare, respingendo le richieste di scarcerazione. In molti scendono in piazza a testimoniare l’innocenza degli arrestati. 

Il primo colpo di scena, però, arriva il 10 maggio: il tribunale del Riesame accoglie i ricorsi per la libertà presentati dai difensori di cinque indagati. Pochi giorni dopo, anticipando lo stesso tribunale del riesame, il gip scarcera la bidella Lunerti su parere favorevole della procura. Il 28 luglio, a Tivoli, prende il via, e durerà un anno, l’incidente probatorio disposto dal gip per cristallizzare le dichiarazioni dei bimbi sottoposti a violenza: i piccoli, assistiti da esperti di neuropsichiatria, rispondono alle domande delle parti in un ambiente protetto. Il 18 settembre la Cassazione conferma la libertà per gli indagati, dichiarando inammissibile il ricorso della procura contro la scarcerazione. Le difese esultano perché nelle motivazioni della sentenza si legge che gli adulti hanno condizionato i racconti dei loro bambini e che i sintomi di disagio manifestati dai piccoli “non sono un elemento decisivo da cui dedurre l’abuso sessuale”.

Il 28 luglio 2009 la procura chiede il rinvio a giudizio delle tre maestre, di Scancarello e della bidella per la quale il gip aveva ordinato l’imputazione coatta. Finiscono in archivio le posizioni di un’altra maestra della scuola materna, indagata a piede libero, e del cingalese. Il 12 febbraio del 2010 sarà il gup Pierluigi Balestrieri a mandare tutti sotto processo. Il dibattimento, che comincia il 27 maggio e si celebra a porte chiuse, dura praticamente due anni, anche a causa di uno stop di alcuni mesi legato alla posizione di un componente del collegio giudicante messo fuori ruolo dal Csm (ma poi reintegrato) per partecipare come commissario d’esame al concorso in magistratura.

Il 2 aprile 2012 il pm Mansi chiede 12 anni di reclusione per tutti gli imputati e la trasmissione degli atti al suo ufficio per poter procedere contro altre due maestre. Le difese, invece, insistono per l’assoluzione per evidente infondatezza dei fatti contestati. Nel frattempo, però, un altro pm di Tivoli, Maria Perna, chiude un’indagine-bis nei confronti di una slovena, Deticek Jasna, accusata di sottrazione di minore, sequestro di persona e violenza privata: per la procura, la donna viveva in una villa con piscina a Montelarco, a una decina di chilometri da Rignano, dove sarebbero stati portati otto dei ventuno bambini. A riconoscere la villa sarebbe stato uno dei piccoli. Il sospetto degli inquirenti, però, è che la slovena non abbia agito da sola ma si sarebbe fatta aiutare da altre persone, ancora da individuare.