In un silenzio gelido e plumbeo la Curia segue le perquisizioni della gendarmeria vaticana e l’avvio dell’istruttoria contro il “maggiordomo”.

Cresce il disagio dei cardinali potenti per la pubblicità negativa che colpisce la Santa Sede e aumenta l’ossequiosa avversione di molti cardinali verso la gestione del Segretario di Stato Bertone, che ha portato alla rivolta dei guerriglieri del fax. In Curia molti sono convinti che l’opposizione a colpi di documenti non si fermerà sino a quando Benedetto XVI non avrà cambiato Segretario di Stato. E, tuttavia, se si dimostrasse vero il tradimento del maggiordomo – che secondo ricorrenti spifferi vaticani potrebbe anche essere stato incastrato – ciò testimonierebbe un decadimento drammatico dei legami di fedeltà e di coesione all’interno del palazzo apostolico. Un contraccolpo ulteriore della crisi dell’attuale pontificato.   

Paolo Gabriele – anima semplice quali che possano risultare le sue responsabilità – non è certo la mente della congiura che sta disgregando la macchina vaticana in maniera senza precedenti. Ogni colpo di scena mette a nudo la debolezza di governo di un pontefice pensatore e predicatore, che non è nato per fare il timoniere. L’atmosfera in Vaticano assomiglia alla vigilia d’armi di una tragedia shakespeariana. Si ignora quando avverrà la battaglia finale. Ognuno nel suo accampamento passa in rassegna le proprie forze. Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone può contare su una serie di personalità a lui strettamente legate, collocate in posizioni chiave della macchina amministrativa e finanziaria come il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa (l’ente che amministra i beni della Santa Sede), il cardinale Giuseppe Versaldi, capo della Prefettura degli Affari economici, il cardinale Giuseppe Bertello, governatore dello Stato Città del Vaticano, il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Consiglio per i Testi legislazioni, e naturalmente il nr.2 della Segreteria di Stato, mons. Giovanni Angelo Becciu. All’altro estremo si colloca il decano del Collegio cardinalizio, cardinale Angelo Sodano, già Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II e per il primo anno anche sotto Benedetto XVI.

Sodano, insieme al cardinale Giovanni Battista Re, rappresenta la vecchia guardia: fedelissima al Papa, ma silenzioso esempio critico di una stagione in cui la macchina curiale lavorava a pieno ritmo senza intoppi, senza causare guai mediatici, pronta al limite a suggerire rispettosamente al pontefice la via migliore da imboccare. Cultiralmente appartiene a questo schieramento anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali.   

Uun ruolo a parte gioca in questa partita a scacchi, dove in queste ore nessuno si muove, il cardinale Mauro Piacenza, prefetto di una Congregazione importantissima, quella del Clero. Era etichettato come bertoniano prima dell’esplosione degli scandali. Ora è considerato il candidato preferito della corrente conservatrice curiale per succedere alla Segreteria di Stato. Efficiente, solido, in piena sintonia ideologica con papa Ratzinger. Non si agita, ma ha cominciato a fare più spesso interventi pubblici, che lo fanno conoscere in una cerchia più ampia.

Il pericolo maggiore in questa battaglia sotterranea, che ha per posta il ricambio al vertice della Segreteria di Stato, non viene al cardinale Bertone dai combattenti clandestini del fax, ma da quella cerchia di porporati, che non gli sono né avversi né hanno legami con lui, perché hanno un rapporto diretto con Benedetto XVI e che quindi sono in grado – se consultati – di dire una parola “super partes” per quello che ritengono il bene della Chiesa. Sono il cardinale Marc Ouellet, canadese, autorevolissimo capo della Congregazione per i Vescovi, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz prefetto della Congregazione per i Religiosi, il cardinale americano William Levada prefetto del Sant’Uffizio, il cardinale spagnolo Antonio Canizares, il cardinale francese Jean-Louis Tauran, responsabile per il Dialogo inter-religioso, il cardinale americano Raymond Burke, presidente del Tribunale supremo della Segnatura apostolica.   

Certamente non è ben disposto nei confronti di Bertone è il cardinale Ferdinando Filoni, prefetto del ministero delle missioni Propaganda Fide, un tempo nr.2 della Segreteria di Stato, ma poi allontanato proprio da lui per divergenze nella conduzione degli uffici. Paradossalmente quanto più il cardinale Bertone vince e smaschera i congiurati tanto più si ritrova in mezzo a macerie. Sotto lo sguardo perplesso dei monsignori di Curia.

Il Fatto Quotidiano, 27 Maggio, 2012