Premesso che i “documenti riservatissimi” ritrovati nell’appartamento (o zone limitrofe) del maggiordomo del papa mi hanno immediatamente, e non so perché, fatto venire in mente le tristemente famose molotov trovate alla Diaz (e ivi depositate da loschi figuri onde giustificare la macelleria cilena) la vicenda dei vaticanleaks ha a mio modo di vedere aspetti comici e altri inquietanti.

Comico è che l’indagine per scoprire l’identità dei corvi sia stata affidata a tre prelati ottuagenari (o zone limitrofe) che, novelli Nero Wolfe, (con padre Georg nel ruolo di Archie Goodwin) nel giro di poche settimane hanno svelato l’arcano. Inquietante (o patetico) è il fatto che invece nel giro di trent’anni nessuno fra i valenti investigatori di oltre Tevere sia riuscito a capire che fine abbia fatto Emanuela Orlandi che era la figlia di un loro dipendente. In compenso il modo di seppellire un delinquente come Renatino De Pedis in una delle chiese più importanti di Roma l’hanno trovato subito. Forse perché era amico del cardinale Poletti, chissà.

Comico è atteggiamento di molti vaticanisti e media d’appartenenza che hanno sottolineato con forza la “costernazione” del pontefice davanti all’arresto di colui che “lo svestiva” (aiuto!) tutte le sere prima di andare a nanna. Inquietante è che in pochi abbiano sottolineato che quei documenti (dall’aspetto di punta di iceberg tra l’altro) abbiano per la prima volta nella storia permesso a milioni di persone di gettare un’occhiata oltre la facciata vaticana svelandone nel conto la sua natura assai poco divina e molto umana, fatta di investimenti miliardari, di raccomandazioni, di siluramenti, di complotti e minacce di omicidio. Tutte questioni in cui lo Spirito Santo che guiderebbe le scelte dei porporati nel Conclave c’entra pochino.

Comico (involontariamente magari) è Dino Boffo che straziato dal dolore (in un’intervista concessa a tv2000 di cui è direttore) come un parroco di campagna che nel confessionale ascolti la moglie del lattaio ammettere di aver commesso atti impuri col sacrestano redarguisce Nuzzi dicendogli qualcosa del tipo: per soldi venderesti anche tua madre. Come se per trenta denari avesse venduto il Padreterno. Inquietante è che lo stesso ex direttore di Avvenire pochi giorni dopo essere stato massacrato da Feltri sia stato avvistato a pranzo col medesimo e di quel colloquio non abbia mai detto nulla.