Si licenzi nel pubblico come nel privato: la legge (cioè l’articolo 18) deve valere per tutti. E’ il senso delle dichiarazioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero: “Non vogliamo ci siano difformità di trattamento tra settore pubblico e privato – dichiara – non è possibile che diciamo certe cose sul settore privato e poi non le applichiamo al pubblico. Quello dei dipendenti pubblici non è un mercato perché le regole sono diverse, ma auspico che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati relativamente alla possibilità di licenziare sia inserito nella delega al ddl anche per i dipendenti pubblici”. Sul punto ha detto di essere in contatto con Patroni Griffi: “Ha questa delega, siamo in contatto, stiamo lavorando insieme”. Si tratta dell’ennesimo tema spinoso dopo che ieri intanto il decreto sugli esodati ha visto apporre la firma del ministro Fornero, cosa che non è andata giù al segretario del Pd Bersani.

Proprio il ministro per la Pubblica Amministrazione è intervenuto sul tema, anche se in modo molto cauto: “Il tema dei licenziamenti degli statali è già previsto nel testo predisposto per la legge delega. A questo punto ritengo sia opportuno approfondire alcuni aspetti tecnici in Consiglio dei ministri”.

Alzata di scudi dei sindacati. La Cgil replica: “E’ a capo del dicastero del lavoro e non certo dei licenziamenti”. E la Uil stigmatizza: “L’equiparazione tra pubblico e privato deve esserci sul rinnovo dei contratti”.  Raffaele Bonanni per la Cisl commenta: “Non si capisce proprio, con tutto il rispetto, questo furore ideologico del ministro del Lavoro sul tema della licenziabilità dei pubblici dipendenti”. 

Protesta anche il Pd con il predecessore della Fornero, Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera: “E’ singolare che il ministro Fornero si occupi anche di dipendenti pubblici e assuma come argomento prioritario quello di rendere più facile il loro licenziamento proprio nella peggiore fase di crisi economica e di disoccupazione che il paese attraversa dal dopoguerra”. “Il governo, e in particolare il ministro del Lavoro – aggiunge – dovrebbero occuparsi di altri temi: quello del lavoro e dello sviluppo e quello di risolvere il problema di chi resterà senza stipendio e senza pensione per lunghi anni a causa di una riforma previdenziale troppo drastica e senza gradualità. Si tratta di un’agenda fitta che richiede tempo, energie e consenso: mettere al centro il tema dei licenziamenti sarebbe in questa fase profondamente sbagliato e causa di ulteriori preoccupazioni e angosce per i lavoratori”.

Sull’articolo 18 il ministro sottolinea: “Non c’erano ragioni ideologiche per modificare l’articolo 18 ma un’esigenza di ammodernamento nella regolazione dei conflitti tra datore di lavoro e lavoratore”. A proposito delle nuove norme che consentono il licenziamento per ragioni economiche ha aggiunto: “Se fossi un giudice sarei offeso, c’è una sostanziale sfiducia da parte di tutti nel fatto che i giudici siano capaci di fare il proprio lavoro o che vadano avanti per partito preso. Se vogliamo crescere come Paese dobbiamo smetterla con i pregiudizi. Ci sono giudici che sanno fare molto bene il loro lavoro”. Il ministro del Lavoro continua: ”Con la modifica dell’articolo 18 abbiamo tolto qualche protezione, reso più facili certi tipi di licenziamenti perchè pensiamo che il mercato del lavoro debba restituire alle imprese la possibilità di un aggiustamento della manodopera al margine. Questo non vuol dire libertà di licenziamento per le imprese”.

Dopo la celebre frase sulla “paccata di milioni” ora la Fornero descrive la spending review così: ”La spending review sarà tostissima, ci sarà un taglio fortissimo della spesa pubblica e degli sprechi”. Poi ricorda le sue lacrime sulla riforma delle pensioni, ma ora la questione è il lavoro: “Ieri nel momento in cui la riforma del lavoro è stata approvata in Commissione mi sono anche commossa un po’ ma senza lacrime”. La tutela dei lavoratori commenta il ministro sono dannose: “Troppe protezioni fanno male al Paese e soprattutto fanno male a chi non le ha”.

Poi il ministro ripensa ad alcuni momenti cruciali per il Paese, dove dice abbiamo rischiato il default: “La Grecia sta vivendo una situazione di crisi da debito, anche noi siamo stati vicinissimi a una crisi da debito lo scorso novembre quando c’è stato il cambio di governo”. Mentre sull’inasprimento delle tasse per i più ricchi la Fornero adduce una scusante: ”Siamo stati vicini a fare la patrimoniale ma non era possibile, perché manca il censimento dei patrimoni. Quello che abbiamo assomiglia abbastanza alla patrimoniale”.