Che il Pdl sia un partito ormai in chiusura di esercizio lo si capisce anche da cosa succede nel movimento giovanile. I dirigenti dell’organizzazione under35, dopo avere programmato più volte un congresso nazionale, sono stati costretti ad annullare tutto. L’ultima data era stata fissata per giugno ma il ciclone delle elezioni amministrative ha costretto i vertici della Giovane Italia a sospendere la conta interna. “Inutile programmare un congresso dal momento che non sappiamo neanche se tra due settimane il Pdl esisterà ancora”, spiega un dirigente del movimento molto vicino all’ex ministro della Gioventù. “Che senso ha fare un tesseramento, una campagna nei circoli per poi svegliarsi una mattina e sapere che ci siamo sciolti per formare una nuova Costituente popolare?

A lanciare l’assise, il 16 gennaio scorso – un’era geologica fa, quando il Popolo delle libertà sembrava avere ancora un futuro –  era stata la deputata berlusconiana Annagrazia Calabria, 29 anni, dal 2009 coordinatrice nazionale dei Giovani Pdl accanto a Giorgia Meloni, che nella diarchia al vertice del movimento occupa il ruolo di presidente . “Ce n’è bisogno – aveva detto la Calabria incontrando il segretario Alfano – perché non è possibile che siamo ancora alla quota 50-50 tra ex An e ex Fi”. Dopo l’annuncio era stata nominata una “cabina di regia” incaricata di stendere un regolamento che sarebbe poi dovuto passare al vaglio della Direzione nazionale. Ma ora gli schemi sono saltati.

La verità è che oggi siamo in grande difficoltà e nessuno ci capisce niente”, spiega Cesare Giardina, presidente della Giovane Italia di Roma, uno dei fedelissimi di Giorgia Meloni . “Alle elezioni abbiamo preso una batosta di cui ancora dobbiamo capire la portata. Siamo un Paese in cui viene eletto un sindaco del movimento 5 stelle con i voti nostri, una cosa impensabile”. Le ricette per uscire dall’impasse, per i giovani pidiellini, non sono molto chiare, “l’unica cosa certa è che serve un ricambio vero, c’è bisogno di una nuova classe dirigente”. E Alfano? Può restare leader, ammesso che lo sia mai stato? “Se vuole rimanere segretario deve diventare un capo vero, in questi mesi è stato troppo morbido. Bisogna capire che in Italia il fantomatico blocco dei moderati non esiste, il nostro elettorato non lo è affatto”.

La discesa in campo di Montezemolo o un eventuale “patto dei moderati” con l’Udc di Casini non entusiasma i giovani dirigenti del Pdl. “A questo punto è meglio la Lega”. Criticato anche l’appoggio “supino” al governo Monti, mentre da più parti si invoca maggiore spirito critico. “Se si guardano i commenti sul forum di Spazio Azzurro ci sono solo insulti ai nostri dirigenti per il sostegno al governo tecnico. Dobbiamo dare qualche segnale forte di discontinuità”.

In questi giorni si continua a parlare di una “scissione” vicina tra gli ex Forza Italia e i colonnelli di An, con questi ultimi pronti a tornare con Storace per rifondare la vecchia casa della destra italiana. Ma lo scenario non entusiasma neanche gli ex ragazzi di Azione Giovani. “Secondo me in Italia non c’è spazio per un movimento alla Le Pen – conclude Giardina – Alle ultime comunali il nostro elettorato non ha scelto di votare Storace, ha semplicemente deciso di restare a casa. Non vogliono un’alternativa a destra, ma un grande partito popolare e ideologico”. E allora qual’è la soluzione? “Posso essere sincero? Secondo me neanche i dirigenti del partito in questo momento sanno davvero cosa fare”.