Licenziamenti o, se va bene, contratti capestro: per chi vi lavora, l’aeroporto di Fiumicino sta diventando una vera e propria “macelleria”, dove le diverse aziende presenti giocano la loro competitività e il successo economico tramite appalti con aste al massimo ribasso e cessione di rami d’azienda. Ne consegue, inevitabilmente, la continua compressione dei diritti dei lavoratori.

Come i 400 ormai ex dipendenti della Snam Lazio Sud e della Linda, società (due delle tante) del presidente della Lazio, Claudio Lotito, che da oltre due anni si occupano delle pulizie nello scalo romano. Da oggi alcuni di loro inizieranno a lavorare per la Meridional service, altri per il Consorzio Ias: le due società a cui è stato affidato il nuovo appalto. Altri ancora, invece, circa 120, rischiano di andare a casa. Le società hanno già annunciato ai lavoratori che non potranno garantire loro le condizioni (salariali) di prima, ma soprattutto che, con ogni probabilità, saranno costrette a tagliare il 30% del personale.

La gara d’appalto indetta due mesi fa da Adr era al massimo ribasso, per vincerla bisognava soltanto offrire il servizio – che importa se più o meno efficiente – alla cifra più bassa. “Controllando però il capitolato d’onere (documento allegato al contratto d’appalto), ci siamo accorti che già la stessa base d’asta, lanciata da Adr, non era sufficiente a coprire i costi della manodopera”, denuncia la Fisascat Cisl. Otto milioni di euro e spiccioli, anziché 9,1 milioni (il costo effettivo della manodopera), chi offre di meno? “Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una violazione delle minime regole sindacali da parte di Adr, per questo motivo – dicono i sindacati – abbiamo denunciato tutto all’Autorità per gli appalti pubblici, che ci ha subito richiesto la documentazione relativa”. Adesso intanto, per coprire i costi, la Meridional service e il Consorzio IAS (che con un ribasso rispettivamente del 29% e del 23% si sono aggiudicate l’appalto) hanno bisogno di tagliare: meno ore di lavoro – ergo stipendi più bassi – via anche il cosiddetto trattamento di miglior favore, relativo cioè all’indennità aeroportuale, di mensa e trasporto. E nei prossimi giorni si tornerà a parlare della possibilità di tagliare 120 posti.

All’aeroporto Leonardo da Vinci la lista dei lavoratori in mobilità continua ad allungarsi. Agli addetti alle pulizie, ai dipendenti della Argol, a quelli della Truestar e della Travelex Italia ltd (società impegnata nel cambio valuta) si aggiungono quelli della Sodexo. La società francese di ristorazione collettiva, dopo il mancato rinnovo da parte di Alitalia del contratto di servizio mensa per il suo personale (verranno dati i buoni pasto), ha aperto le procedure di licenziamento per 110 dipendenti.

E infine quelli della Flight Care Italia. Pochi giorni fa il grande gruppo fornitore di ground services europei (Flight Care Gs), a cui fa capo la società di handling presente a Fiumicino (ed anche a Ciampino), è passata alla Swissport, società svizzera che si occupa dei servizi a terra per i trasporti aerei in tutto il mondo. FCC, Fomento de Construcciones y Contratas, ha raggiunto un accordo con Swissport per la vendita della sua attività di handling (Flight Care Gs) in Spagna e Belgio, per una cifra pari a 135 milioni di euro”. Questa la nota pubblicata una settimana fa sul sito del colosso spagnolo dell’edilizia, che da mesi voleva disfarsi dell’unico ramo d’azienda non facente parte del proprio core-business. Gli svizzeri dunque non sembrano gradire Flight care Italia. La concorrenza selvaggia nel “mercato” di Fiumicino non piace. 7 handler, tutti pronti, anche in questo caso, a sfidarsi a suon di prezzi a ribasso – se atterrare a Parigi può costare ad una compagnia aerea 1.800 euro, a Roma questa cifra scende fino ai 650 – sono tanti, troppi, anche per uno dei leader mondiali con un fatturato di 1,5 miliardi di euro nell’ultimo anno.

E l’esclusione di F C Italia dall’operazione Swissport fa tremare ora gli 890 lavoratori (personale altamente specializzato: hostess e steward dedicati alle operazioni di check-in e imbarco, assistenza speciale, supervisione al volo, rampisti, assistenza-passeggeri, movimenti carichi). L’azienda ha già annunciato il taglio del 50% del personale. Il futuro però non sembra roseo neanche per gli altri 450 lavoratori che rimarranno: “Non sappiamo cosa ne sarà di noi – dice Fabio, uno addetto allo stivaggio dei bagagli – se non ci ha voluto il colosso svizzero, è facile immaginare che anche gli altri potenziali acquirenti si guardino bene dall’acquisizione dell’azienda”.

Ci sono poi i 4500 dell’Alitalia, “parcheggiati” in cassa integrazione, in attesa di essere richiamati. Ma questa è un’altra storia.