Omaggio a Enrico “Renatino” De Pedis”. Recita così il titolo di un volantino anonimo che mani altrettanto anonime stanno distribuendo in queste ore per le vie del centro storico di Roma. Una sorta di apologia del criminale, indicato come “Capo dell’Organizzazione Criminale che Comandò la Capitale negli anni settanta e ottanta” (le maiuscole sono degli anonimi estensori).

Un volantino, in pieno stile mafioso,che arriva il giorno dopo la cacciata della salma di De Pedis dalla cripta di Sant’Apollinare, dove per ani la salma del boss, morto ammazzato in un regolamento di conti interno alla banda della Maglina, era stata incredibilmente tumulata con l’autorizzazione e la benedizione di Santa Romana Chiesa.

Ieri quella tomba blasfema, dopo anni di proteste, è stata finalmente aperta, ispezionata dagli uomini della squadra Mobile di Roma e dagli esperti della scientifica che hanno doverosamente controllato se non contenesse altro, oltre ai resti del criminale. Se non contenesse tracce, indizi o addirittura prove che potessero dare finalmente risposte sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Una volta finiti gli esami e i prelievi la cripta è stata chiusa e la salma di De Pedis finalmente cambierà domicilio. Finirà al Verano, sarà cremata? Poco importa, lo deciderà la sua famiglia. Quello che è importante è che finalmente non starà dentro una Chiesa, che finisce qui l’incredibile e mai chiarito privilegio che il Vaticano aveva concesso a De Pedis.

Fatti che evidentemente non hanno fatto piacere a qualcuno. Qualcuno che ha diffuso quel volantino con una poesiola in romanesco e con un sibillino messaggio rivolto alle autorità vaticane. Un messaggio che sembra voler riportare alla vicenda Orlandi. “La Chiesa sapeva e sa…. Ma lo Stato Italiano ha preferito disturbare l’eterno riposo di un uomo morto! Visto che non può parlare, né per difendersi o per rivelare veramente i colpevoli di questa assurda vicenda italiana”. Un messaggio che sembra voler dire a chi sa che altri sanno, che altri potrebbero parlare e rivelare verità che gli uomini della banda della Magliana hanno custodito gelosamente. Un gioco di ricatti che continua dunque anche oggi e che probabilmente non fa dormire sonni tranquilli ancora a molti personaggi sulle rive del Tevere.