L’oncologia è un settore della medicina dove il confronto tra metodi tradizionali di cura e interventi alternativi o complementari è particolarmente accesso. Ci si chiede se questo confronto invece di sfociare in rissa, come spesso accade, non possa essere meglio diretto a definire delle cure integrate più efficaci in grado di offrire una migliore qualità di vita ai pazienti. Un bell’esempio di un luogo dove cure oncologiche classiche e terapie complementari si incontrano è l’MD Anderson di Houston, uno dei più importanti ospedali oncologici americani e del mondo affiliato alla University of Texas.

Da anni all’MD Anderson c’è un centro di medicina integrata che assiste malati e familiari nelle scelte che riguardano le terapie non convenzionali. All’MD Anderson ci si può confrontare con i medici per comprendere come associare al meglio le terapie previste dall’oncologia classica con i protocolli finalizzati al mantenimento di una migliore qualità della vita e al contenimento degli effetti collaterali. Lo staff di medici, esperti sia in terapie classiche che in terapie naturali e nutraceutiche, consiglia le associazioni terapeutiche migliori sulla base dei bisogni del paziente e delle evidenze scientifiche esistenti. Così i pazienti ricevono una proposta di cura completa che include nutrizione, gestione dello stress e degli aspetti emotivi e attività fisica finalizzata a rafforzare l’organismo. Allo stesso tempo questo tiene i pazienti lontani da false promesse o da scelte terapeutiche pericolose e dannose. In ultima analisi l’MD Anderson fonde il meglio delle conoscenze scientifiche, senza diffidenze ideologiche, per dare ai propri pazienti chance più elevate di guarigione e benessere da un punto di vista fisico, psichico e sociale.

Iniziative simili esistono anche in Italia. All’Istituto Nazionale dei Tumori per esempio da anni esiste un gruppo di studio sulle terapie complementari. Poco tempo fa ho avuto il piacere di conoscere il Dr. Sandro Barni, figura di spicco dell’oncologia italiana, che mi confermava come sia necessario affrontare il tema delle terapie complementari in modo più serio e nel contesto della medicina ufficiale invece che al di fuori di esso.

La parola chiave è l’integrazione tra forme di cura diverse perché solo così la medicina potrà offrire soluzioni più in linea con le aspettative dei pazienti senza correre il rischio che essi finiscano nelle mani sbagliate.