Quanto aveva ragione Bertolt Brecht scrivendo la celebre frase “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Già per una immediata e incontrovertibile considerazione sulla natura stessa del personaggio eroico: per esistere ha bisogno di un mostro. Magari dandogli vita artificialmente, visto che non ci sarebbe nessun San Giorgio senza il canonico drago.
Sicché i due antagonisti, i “nemici mortali”, vivono e crescono in simbiosi, alimentandosi reciprocamente, tanto da creare sinergicamente un habitat a misura propria e del loro conflitto ritualizzato. Come si è visto benissimo emergere nel dibattito politico italiano di Seconda Repubblica; assolutamente teatrale, dunque fittizio: Silvio Berlusconi contro il Comunismo, i Moderati/Riformisti contro il Radicalismo, la corporazione dei politici contro l’Antipolitica… Oggi Mario Monti e i suoi paladini professorali contro lo spread.

Ma in questa relazione simbiotica c’è anche un secondo effetto di cui tener conto: se uno dei due contendenti scompare, l’altro inizia immediatamente ad avvizzire per svuotamento del campo di battaglia; quindi, per carenza di ruolo.
Da qui la necessità di tenere in vita il rivale, seppure artificialmente.
Lo schema conflittuale eroe-mostro va benissimo e non procura guai in ambito narrativo, dall’epica al fantasy. Risulta devastante quando lo si applica alla discussione pubblica, proprio perché determina automaticamente scenari surreali, a scapito di analisi rigorose per scelte meditate e consapevoli.

Ancora una volta ne abbiamo riprova ragionando sulle vicende degli ultimi anni fuori dagli schemi mistificatori, che producono schieramenti fanatizzati di ultras da stadio: Berlusconi San Giorgio è semplicemente un ometto posseduto da spiriti animali parossistici, che trasforma ogni proprio capriccio in diktat e asseconda con qualsivoglia mezzo la propria avidità bulimica (di conseguenza, spiegare perché il Comunismo è un mostro immaginario sembrerebbe pleonastico); i sedicenti Moderati/Riformisti sono solo Conservatori titubanti che tirano a campare, anche perché i Radicali appaiono tali solo in quanto occupano un piccolo spazio di sopravvivenza nel mercato politico, visto che non hanno dato dimostrazione alcuna della propria volontà di cambiare effettivamente/radicalmente le cose; il “salvatore della Patria” Mario Monti, analizzandone con distacco comportamenti e pronunciamenti, si rivela qualcosa come un Curatore fallimentare controllato dal Giudice Delegato Giorgio Napolitano e che risponde esclusivamente al Comitato Creditori (un po’ di banche e gli ambienti coperti della finanza internazionale).

Eppure questa Italia “sfortunata” insiste nel coltivare il proprio “bisogno di eroi”, con un crescente sperpero di “facce”: Antonio Di Pietro, che ha usurato il tesoretto d’immagine cadutogli in grembo dal cielo di Tangentopoli imbarcando gli scarti della politica politicante (zavorrando anche il buono accorso sotto le bandiere Idv); Nichi Vendola perso nelle spire delle sue narrazioni che non trovano riscontri fattuali in terra di Puglia; Umberto Bossi inchiodato dallo smascheramento dell’aver tentato per trent’anni di gabellare le pratiche di un foro boario in “Questione Settentrionale”. Esiti scontati, visto che la politica non coincide con la iomania solipsistica.

Sempre orfani di un simbolo eroico in cui identificarsi, a cui abbandonarsi fideisticamente, una parte di nostri compatrioti elegge a proprio campione Beppe Grillo; perfetto nella tenuta trendy, a partire dal capello cotonato.
Sarà interessante verificare l’impatto delle nuove leve Cinquestelle, entrate a frotte nei consigli comunali emersi dalle recenti amministrative, cariche di entusiasmo e voglia di ben fare, con problemi concreti che non possono essere affrontati nei termini dell’eroismo messianico promosso dal loro Guru Maximo. Potrebbe essere il tanto atteso momento in cui riusciremo a uscire dall’infantilismo, perso tra l’epica e il fantasy, cominciando a liberarci dalla pericolosa dipendenza dall’eroe. Diventando adulti; dunque, criticamente disincantati.