I bambini di Milano non mangiano i cibi della mensa scolastica. Rifiutano i piatti, avanzano le portate. Lo so per esperienza diretta (ho due bambine, una alla scuola materna, l’altra in quarta elementare). Lo confermano le cifre: il 40 per cento dei pasti serviti ai bambini nelle scuole milanesi finisce nella spazzatura. Ora, può essere che i ragazzini milanesi siano viziati.

Ma di fronte a numeri così alti e a uno spreco così massiccio, chi gestisce la ristorazione scolastica dovrebbe porsi qualche domanda. Secondo un’indagine condotta dal 5 al 23 marzo 2012 in dieci scuole elementari da Milano Ristorazione, la società del Comune che gestisce le mense scolastiche, pesando il cibo rimasto nei piatti si è stimato uno spreco di 143 tonnellate di cibo (come riferisce un sito specializzato, ilfattoalimentare.it  ). Sotto accusa, i menu ispirati dal dottor Franco Berrino, l’insigne oncologo dell’Istituto dei tumori che non perde occasione per sottolineare, giustamente, l’importanza della corretta alimentazione per prevenire il cancro.

Bisogna mangiare meno carne e più verdure. Così, con il nuovo anno scolastico, da settembre sono spariti i piatti preferiti dai bambini e sono arrivate massicce quantità di legumi, verdure e cibi integrali. Non c’è più la pasta al pomodoro, in compenso cavolfiori e farro a volontà, zucca e broccoli, porro, ceci, orzo e lenticchie. Pochi però i bambini che li mangiano. Per carità: i menu sono stati compilati rispettando i più avanzati criteri nutrizionali, offrono tutte le proteine e le vitamine necessarie. Ma hanno dimenticato una cosetta: l’appetibilità. Sono menu giusti, ma i bambini non li gradiscono. Berrino ha privilegiato l’aspetto astratto e ideologico dell’alimentazione, intanto però i bambini non mangiano. Ridotta la carne di manzo e di maiale, il pollo, i ravioli. Dimezzata la pizza. Sono arrivati i nuovi piatti come i fagiolini all’olio, il misto carote in insalata, il merluzzo gratinato e le erbette all’aglio. Fanno bene, niente da dire: ma non ai bambini concreti, visto che finiscono quasi del tutto nella spazzatura.

È giusto educare i ragazzi a mangiare in modo sano: la scuola non li deve certo rimpinzare di merendine, hamburger e patatine. Deve fare anche educazione alimentare, contrastare le cattive abitudini a tavola, combattere la tendenza all’obesità. Ma i bambini hanno anche il diritto di mangiare qualcosa che sia di loro gradimento. Se prevalgono le regole astratte e l’ideologia, finiscono per restare a digiuno. Va nel sacco nero, secondo ilfattoalimentare.it, l’80 per cento della pasta con la crema di broccoli (scuola media Vespri Siciliani), il 94 per cento del merluzzo al pomodoro (scuola De Bognetti), il 70 per cento del passato di verdure con riso (scuola Muzio), addirittura il 100 per cento dei fagiolini all’olio (scuola Forze Armate).

Così va a finire che il 30 per cento dei bambini milanesi – un terzo di chi mangia a scuola – assume la metà delle calorie previste per pranzo. Menu sano, ma bambini a digiuno. E allora: caro dottor Berrino, cara Milano Ristorazione, cara Gabriella Iacono (che di Milano Ristorazione è la appassionata presidente), cara Maria Grazia Guidi, vicesindaco e assessore all’istruzione, ripensate per favore i menu dei bambini. Che siano sani, ma anche gustosi.

Il Fatto Quotidiano, 10 Maggio 2012