In pochi ci credevano, eppure a dare del filo da torcere nella scalata al governo di Parma di Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia e candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, non sarà un navigato della politica, ma un volto nuovo.

Si chiama  Federico Pizzarotti, candidato del Movimento 5 Stelle, uno che fatica quasi a credere al risultato del 19,21 per cento che lo vede al ballottaggio per la poltrona di sindaco. “Siamo sempre stati sicuri di avere le possibilità per arrivare al ballottaggio – ha detto a caldo, commentando i risultati a metà spoglio – ma non pensavamo di ottenere quasi il 20 per cento. È il segno che il nostro modo di fare politica, stando in mezzo alla gente e ascoltando prima di tutto i cittadini, funziona”.

Sull’immediato futuro, il candidato, che ha lavorato fino a poche ore prima dello spoglio, non promette nulla di diverso rispetto alla campagna elettorale: “Continueremo a spiegare ai cittadini il nostro programma, che è molto preciso e tocca i punti principali che riguardano la città – continua Pizzarotti – Chi ci ha votato vedrà che riusciremo a portare avanti le nostre promesse”. E a chi legge questo risultato come un voto di protesta o lo spauracchio dell’antipolitica, Pizzarotti risponde: “Chi dice questo, vuol dire che non ci ha seguito e non ci segue. Abbiamo fatto campagna elettorale stando in mezzo alla gente, molti punti del nostro programma sono nati proprio dalle segnalazioni dei cittadini. Non siamo più un movimento nato dalle liste civiche, ora siamo veramente una forza politica”. E il risultato è tanto più importante a Parma, dove il movimento di Grillo è cresciuto (lo stesso Pizzarotti aveva corso alle regionali) e si è consolidato in questi anni, fino a questa esplosione a sorpresa proprio alle amministrative di un’importante città emiliana reduce da tre mandati di governo di centrodestra: “Abbiamo sempre detto che se ci riusciamo a Parma possiamo riuscirci ovunque. Questo è solo l’inizio”,  continua Pizzarotti.

La vittoria non è ancora scritta, ma nella sede elettorale “prestata” al movimento da alcuni amici (per evitare spese inutili nella campagna elettorale) c’è già chi esulta e fa festa, così come esplodono i commenti sui siti internet e sui social network per i risultati a due cifre dei grillini anche nel resto d’Italia. Anche sotto i Portici del Grano i cittadini plaudono all’inaspettato risultato, fermando e stringendo la mano al candidato del Movimento 5 Stelle. È lui la vera star del primo turno delle amministrative di Parma e questo lo ammette anche Bernazzoli, che tra 15 giorni potrebbe essere il suo avversario, visto che dopo il 39,63 per cento della coalizione di centrosinistra, il Movimento 5 stelle ha sbaragliato tutti gli altri avversari, compreso l’altro grande favorito Elvio Ubaldi. “Questo risultato è molto importante – commenta Bernazzoli sportivamente, il volto tirato nonostante le parole – perché significa che finalmente Parma ha voltato pagina rispetto agli ultimi 15 anni di governo di centrodestra. È una cosa positiva che finalmente ci siano nuove energie e nuove forze, per tagliare definitivamente con il passato”.

Sicuramente però la percentuale di preferenze che si attesta sul 40 per cento non aiuta a festeggiare a cuor leggero, come si dovrebbe. “Il ballottaggio era ovvio, visto il numero di dieci candidati – chiarisce Bernazzoli – ora quello che conta è convincere i cittadini a seguirci”. Nel potenziale avversario Pizzarotti e nel suo Movimento però Bernazzoli legge anche una buona parte del voto di protesta, che potrebbe volgere a proprio favore nelle prossime due settimane. “Il 20 per cento delle preferenze conta, ma noi ci rivolgiamo al restante 80 per cento, comprese le persone che a questo primo turno non hanno votato e anche quelle che hanno voluto dare un segno di protesta. Ora bisogna votare il cambiamento”.

Lavoro, crescita della città e completamento delle grandi opere lasciate in sospeso dalla precedente amministrazione sono le parola d’ordine per convincere gli elettori a votare il presidente della Provincia tra 15 giorni. “Abbiamo una grande esperienza politica e abbiamo fatto sempre un buon lavoro, i cittadini lo sanno e sapranno riconoscerlo – continua – riferendosi poi alle giunte di centrodestra – La cosa peggiore, tra le tante, è che hanno avuto una visione della città che guardava solo all’apparenza e alle grandi opere, ma che non ascoltava davvero i bisogni della gente”.

Del resto, l’effetto sui cittadini stanchi dalle precedenti amministrazioni si vede, e non solo dall’alta percentuale di astensionismo, che a Parma è stata del 10 per cento in meno, ma anche dai numeri ottenuti dalle forze del centrodestra in campo, che è stato letteralmente sconfitto. Il dato più eclatante è quello del Pdl, che fino a qualche mese fa era il partito di punta nel governo della città e che a metà spoglio ha raggiunto solo il 4,85 per cento, quasi al pari degli “indignados” di Parma Bene Comune e Rifondazione comunista, che si attestano al 5 per cento, e che forse, visti i “moti dei Portici del grano” della scorsa estate, si sarebbero aspettati più consensi.

Ma il vero sconfitto al primo turno è il predecessore e mentore di Pietro Vignali, l’ex sindaco Elvio Ubaldi, dato per favorito fino all’ultimo con Bernazzoli. La sua lista civica appoggiata dall’Udc ha raggiunto il 16,9 per cento delle preferenze, segno che la città ha preferito la novità a chi, in un modo o nell’altro, era legato a doppio filo con l’ex amministrazione dimissionaria. “Eravamo scesi in campo”, dice Ubaldi, “per evitare la vittoria annunciata del centrosinistra e riprendere un discorso interrotto nel 2007. Pensavamo di essere noi al ballottaggio, ma bisogna prendere atto della volontà degli elettori”.

Stesso discorso per il civico Roberto Ghiretti, di poco oltre il 10 per cento, che però punta il dito contro “chi ha voluto spaccare il centro” e guarda con criticità il risultato del presidente della Provincia: “Con tutte quelle liste che lo appoggiavano, il 40 per cento è davvero poco – dice – è come la montagna che ha partorito un topolino”.

Risultato scarso anche per la Lega Nord, che per ora si attesta a una preferenza intorno al 2,8 per cento, e che quindi insieme al Pdl raggiunge a malapena l’8 per cento, seguita da La Destra con Priamo Bocchi (1,36 per cento), e da Wally Bonvicini (Buongiorno Italia) e Liliana Spaggiari (Partito comunista dei lavoratori), che si aggirano intorno allo 0,43 per cento.