“La politica è questa” dice Adriano Sinopoli a quattro ragazzi di Civitavecchia. Se si tratti di politica, oppure di truffa e millantato credito, saranno gli investigatori a stabilirlo: Sinopoli – candidato per il Pdl al consiglio comunale di Civitavecchia – il 27 aprile è stato denunciato da quattro ragazzi che – questa è la loro versione – pagando 11 mila euro a testa, erano convinti di aver comprato, attraverso la politica, un posto di lavoro in Senato. Un impiego da usciere, per la precisione, che inseguono dal 2010, anno in cui versano ben 44 mila euro.

E mentre il lavoro non arriva, puntuale si presenta l’appuntamento elettorale, Sinopoli si candida e i quattro decidono di registrare per poi denunciare tutto alla magistratura. “Io da qui a un anno sto in campagna elettorale, me pijo nome e cognome, dove votate e se non mi trovate i voti, poi mi incazzo io”, avverte il candidato. Il Fatto – che è in possesso di queste registrazioni – ha rintracciato Sinopoli per conoscere la sua versione dei fatti. Raggiunto al telefono, prima si rende disponibile e concorda un appuntamento al municipio. Poi, richiamato una seconda volta, dopo averlo aspettato invano, risponde di non avere tempo per un’intervista: “Io sto in giro a cercare i voti”. Dopo diversi appuntamenti mancati lo raggiungiamo direttamente nel suo ufficio, al cimitero di Civitavecchia dove – come vedremo – nega qualsiasi coinvolgimento in questa vicenda, anzi, dichiara che presenterà una contro denuncia. Torniamo quindi alla versione di chi lo accusa.

TALPA A PALAZZO MADAMA
Agli inizi del 2010 i quattro ragazzi s’accordano con Sinopoli per l’impiego al Senato. Non partecipano ad alcun bando pubblico: consegnano a Sinopoli 11 mila euro a testa e una copia dei documenti d’identità, con la promessa di approdare direttamente agli uffici di Palazzo Madama, con la garanzia che qualcuno, all’interno del Senato, avrebbe inserito le richieste dei disoccupati in un fantomatico concorso. Di fronte ai ragazzi, vanta amicizie con parlamentari, in particolare con un deputato del Pdl, e soprattutto dice di non essere solo: ad aiutarlo ci sarebbe proprio un usciere del Senato, si chiama Ivo Paliani ed è un ex carabiniere. I quattro ragazzi, che non hanno presentato alcuna domanda, sperano che il sistema spiegato dai due uomini funzioni. Ma non è così. Il tempo passa, si sentono raggirati, iniziano a chiedere indietro i 44 mila euro.

“Se semo levati il pane dalla bocca” gli dicono esasperati. Ma non funziona neanche questo: non rivedono un solo centesimo. E così, nel febbraio 2011, cominciano a registrare le conversazioni con Sinopoli che, nel frattempo, annuncia la sua candidatura. “La cosa importante, per voi, è il lavoro, se entro i primi di aprile non avviene la cosa, voi dite ragazzi, finiti i giochi. Io chiamo Ivo, mi porti i soldini?”, continua a illuderli Sinopoli. Che, da collaboratore della segreteria del sindaco, Gianni Moscherini, con delega al cimitero, aspira adesso al consiglio comunale. E nelle registrazioni resta impresso anche il suo “curriculum”.

CONCORSI ZERO
A Moscherini, Sinopoli, deve almeno il suo posto di lavoro al Comune. Non ha dovuto fare concorsi: è stato assunto direttamente con un incarico fiduciario. Ma al collaboratore del primo cittadino, negli audio, sfugge qualche dettaglio in più: dice di vivere in una casa avuta grazie al sindaco e di ricevere da lui, ogni mese, ben tre mila euro. Non possiamo escludere che millanti, anzi, ma si tratta di spiccioli che, secondo lui, il sindaco può permettersi: “Moscherini – afferma Sinopoli – è miliardario: ha i soldi, quelli veri”. Che Gianni Moscherini non sia un uomo qualunque appare chiaro dalla sua biografia: ex craxiano di ferro, negli anni passa dal centrosinistra al Pdl, salto che gli consente di approdare alla presidenza dell’Autorità portuale di Civitavecchia. Eletto sindaco nel 2007, vicino all’Opus Dei, spesso in compagnia di Giancarlo Elia Valori, domani a Civitavecchia si vota e Moscherini si presenta per il secondo mandato. Il Fatto ha parlato al telefono con la sua segretaria, ma non si è reso disponibile a rispondere per chiarire la vicenda. Un fatto è certo: nella sua lista di fedelissimi, per vincere le elezioni, c’è anche Adriano Sinopoli, “l’architetto” della presunta truffa ai quattro giovani, e se l’accusa fosse provata, non potrà certo vantarsi della sua scelta.

“GLIELI HO PRESENTATI IO”
Sinopoli, davanti alle telecamere, a proposito della sua amicizia con Ivo Paliani e dei ragazzi che lo hanno denunciato, racconta: “Ho conosciuto Ivo Paliani quando lavoravo a Riva di Traiano, poi gli ho presentato questi ragazzi. Per tutto il resto io non ne so niente. Se c’è una denuncia mi arriverà un avviso di garanzia e poi io risponderò”. Racconta inoltre, di avergli fatto conoscere tante altre persone. Il riferimento ai ragazzi, dai quali è partita la denuncia, risulta evidente dalle sue parole.

LA MOGLIE UCCISA
Ma torniamo alla presunta truffa per il lavoro in Senato. A diversi mesi dalla consegna dei soldi, i ragazzi iniziano a insospettirsi, troppe scuse e contraddizioni nella versione del candidato consigliere. Chiedono chiarimenti sui posti promessi, che aspettano da tempo e puntano a un incontro con i due uomini: vogliono parlare con Sinopoli e Paliani insieme. Ma il rimbalzo delle responsabilità fa perdere altro tempo. Nessuno ha intenzione di restituire i 44 mila euro, i due iniziano ad accusarsi a vicenda. In primavera, sui giornali, i ragazzi leggono una notizia sconcertante: Paliani uccide la moglie con un colpo di pistola alla testa. Di lì a poco – siamo dunque al 27 aprile – denunciano tutto in questura. Intanto Adriano Sinopoli continua la sua campagna elettorale. Il suo slogan: “Il coraggio di cambiare”.

da Il Fatto Quotidiano del 5 maggio 2012

 

 

 

LA REPLICA DI SINOPOLI

In seguito alla pubblicazione di questo articolo, Adriano Sinopoli ha affidato una replica al sito Trcgiornale.it di Civitavecchia: “Quanto riportato sul Fatto Quotidiano in data odierna, risulta essere una mera strumentalizzazione di una vecchia vicenda in cui è necessario precisare che non sono in nessun modo coinvolti né l’amministrazione comunale, né il Pdl, partito in cui mi sono candidato alle amministrative di Civitavecchia come simpatizzante, senza tuttavia essere mai stato tesserato o militante dello stesso. Ho dato mandato al mio avvocato – conclude – di denunciare per estorsione anche questi ragazzi, perché mi hanno chiesto le somme che avevano dato a Paliani, pur sapendo che non le avevo prese io”.

Aggiornato dalla redazione web alle 19.02