In molti l’avranno pensato: personaggi pubblici particolarmente duri contro gay e lesbiche, nascondono in realtà un’omosessualità latente. Ora il New York Times sembra dare basi scientifiche a questo “sentore”.

Il quotidiano Usa ha pubblicato ieri uno studio, disponibile anche online, in cui due psicologi spiegano i risultati di un esperimento condotto con 784 studenti universitari di ambo i sessi. Agli studenti è stato prima chiesto di dichiarare il loro orientamento sessuale, poi sono state mostrate immagini e parole che andavano segnalate, tramite un apposito pulsante, come “gay” o “etero”. Fondamentali i tempi di reazione: prima di ogni immagine, infatti, era stato inserito un fotogramma di 35 millesimi di secondo con la scritta “io” o “gli altri”, visibile ma non percepibile a livello conscio.

Ebbene, per un sotto-gruppo di “tester”, nei casi in cui le immagini “omosessuali” venivano precedute dalla scritta “io”, i tempi di reazione si accorciavano: erano gli studenti che, nonostante essersi dichiarati “etero”, mostravano una qualche attrazione per lo stesso sesso. Guarda caso, in questo sotto-gruppo, una percentuale “significativa” si diceva molto favorevole a politiche anti gay. Una relazione che fa riflettere. E che forse può far fischiare le orecchie anche a qualche italiano/a omofobo/a e molto in vista.

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Il Fatto Quotidiano, 4 Maggio 2012