Riportare la rete elettrica nelle mani dei cittadini, sottraendola al controllo di un big dell’energia. E’ la visione alla base di “BürgerEnergie Berlin” (BEB), una cooperativa che intende comprare la più grande rete elettrica della Germania, quella di Berlino, 40mila chilometri di cavi gestiti oggi dalla svedese Vattenfall. E vuole farlo con l’aiuto dei cittadini: ognuno può infatti acquistare una quota e sperare così di contribuire a suo modo alla Energiewende, la “svolta energetica” che porterà nel giro dei prossimi dieci anni la Repubblica federale a spegnere tutte le sue centrali nucleari e a sviluppare ancora più massicciamente le rinnovabili. L’idea, insomma, è quello di una Energiewende dal basso. Un’idea tutt’altro che impopolare a Berlino: da alcune settimane un’iniziativa civica chiamata “Berliner Energietisch” sta raccogliendo firme per indire un referendum finalizzato proprio a rimunicipalizzare la rete elettrica della capitale tedesca. L’obiettivo è doppiare il successo del referendum sull’acqua pubblica tenutosi l’anno scorso, che puntava a svelare i contratti di privatizzazione parziale della società dei servizi idrici.

“Ora o mai più”, spiegano gli iniziatori di BürgerEnergie Berlin, che si sono assicurati l’appoggio, tra gli altri, dell’organizzazione ambientalista BUND e di Naturstrom e Greenpeace Energy, due operatori alternativi specializzati nella fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili. La concessione comunale per Vattenfall scadrà sì alla fine del 2014, ma il Land deciderà già nei prossimi mesi a chi riassegnarla. BEB ha depositato una manifestazione d’interesse. E intanto ha iniziato a raccogliere fondi. Un milione di euro è già da parte. Quanto dovranno racimolare in tutto, in realtà, non lo sanno di preciso neanche i responsabili della cooperativa: il valore della rete berlinese oscilla infatti tra i 400 milioni (dato contenuto in uno studio commissionato dal governo regionale) e i 3 miliardi (stima di Vattenfall). In ogni caso la cooperativa dovrà investire in proprio il 40 per cento della somma (il resto potrà arrivare da altre fonti). In una settimana dalla diffusione del primo comunicato stampa la società ha raccolto una cinquantina di nuovi soci.

L’intera economia energetica, ci spiega Luise Neumann-Cosel, uno dei due membri del consiglio direttivo di BEB, “deve essere organizzata in modo molto più democratico”. Come è presto detto: chiunque – non solo chi risiede a Berlino – può acquistare una quota, depositando almeno 500 euro. Chi preferisce andare sul sicuro può versare su un conto fiduciario una somma che verrà trasformata in una vera e propria partecipazione solo nel caso in cui la società si aggiudicherà la gestione della rete. Ogni socio dispone di un solo voto, indipendentemente da quanto ha investito.

Gli utili verranno impiegati in due modi. In parte saranno utilizzati per lo sviluppo di reti intelligenti (smart grid), per facilitare l’integrazione delle rinnovabili nella rete e per sostenere progetti finalizzati alla Energiewende: il gestore della rete, da solo, non basta infatti a realizzare una vera e propria svolta energetica, visto che, ad esempio, trasporta ai clienti finali anche la corrente prodotta dalle centrali nucleari. L’altra parte degli utili verrà redistribuita ai soci. Il guadagno potenziale è tutt’altro che trascurabile: l’Agenzia delle Reti, responsabile in materia, fissa una rendita compresa tra il 6 e il 9 per cento. “Non vogliamo che gli utili finiscano a una grande azienda, bensì che restino qui nella regione”, nota Neumann-Cosel. Gli attuali dipendenti di Vattenfall, inoltre, non verrebbero licenziati, ma resterebbero al loro posto, in modo da trarre profitto dalla loro esperienza.

Il fenomeno della “rimunicipalizzazione dal basso” si osserva anche in altri Comuni tedeschi, dove i cittadini si uniscono per acquistare la rete elettrica precedentemente privatizzata. Il caso più noto è quello di Schönau, nella Foresta Nera, dove a metà anni Novanta un’iniziativa civica ha comprato la rete locale e ha creato una società che oggi fornisce corrente ottenuta da fonti rinnovabili a 130mila clienti in tutta la Germania. Il problema: Schönau ha circa 2.400 abitanti, Berlino 3,5 milioni. Neumann-Cosel è consapevole della differenza, ma non si scompone: non siamo da soli, chiarisce, bensì ci avvaliamo delle competenze di molti partner attivi nel settore, a partire proprio da Michael Sladek, il medico “ribelle” che ha lanciato la rivoluzione di Schönau e siede nel consiglio di sorveglianza di BürgerEnergie Berlin. E poi, aggiunge Neumann-Cosel, “se riusciremo nel nostro scopo questo diventerà un progetto esemplare, con un grosso fascino anche per altri”.