La sinistra europea, che la crisi economica ha ridotto ai minimi termini – governa in una manciata di Paesi appena, nell’Ue – spera dalla Francia per un segnale di riscossa. Ma, intanto, nel cuore dell’Unione, la destra xenofoba ed euro-scettica ha il potere di fare cadere un governo non sui temi dell’immigrazione, ma su quelli del rigore: dopo il ‘dagli all’Islam’, è l’ora del ‘dagli all’euro’. Recessione e austerity fanno un’altra vittima, si confermano un moloch mangia governi.

L’Olanda, unico Paese del nucleo storico dell’integrazione europea ad avere un governo dipendente dall’appoggio esterno dei qualunquisti e populisti dell’estrema destra del Partito della Libertà -toh!- di Geert Wilders, si avvia a elezioni politiche anticipate, dopo il fallimento dei negoziati per ridurre il deficit pubblico, in linea con quanto previsto dal Patto di Bilancio dell’Ue.

La coalizione di centro-destra, liberali e cattolici, guidata dal premier Mark Rutte, un liberale, non ha trovato l’intesa con gli alleati del Pvv, che le garantiscono con l’indispensabile appoggio esterno una risicatissima maggioranza. “Le elezioni sono uno sbocco scontato”, dice Rutte: da 7 settimane si discute su come e dove trovare i miliardi di euro da risparmiare –mica tanti in assoluto, tra i sei e i 16-. Il deficit di bilancio olandese è stato del 5,1% nel 2010 ed è sceso al 4,7% nel 2011: 38 miliardi di euro, da ridurre ancora per rispettare gli impegni europei, con un tetto al 3% e l’obiettivo del pareggio.

E’ stato proprio Wilders a decretare il fallimento dei negoziati lasciando il tavolo delle trattative quando l’accordo –dice Rutte- era quasi fatto: “Il Pvv ‘sé tirato indietro all’ultimo momento. E ora, sollecitando l’organizzazione “al più presto” di consultazioni anticipate, gli xenofobi puntano a sfruttare, oltre che le paure da immigrazione degli olandesi, che hanno decretato il loro successo nel voto del febbraio 2010, anche l’esasperazione da rigore: vogliono, cioè, coagulare in un certo senso i suffragi della destra xenofoba e del disagio sociale. Per i laburisti, il maggiore partito d’opposizione, si andrà alle urne in autunno, tra settembre e ottobre.

Eppure, le misure di rigore olandesi appaiono modeste, se confrontate con le manovre ‘lacrime e sangue’ attuate in Grecia, ma pure in Italia, Spagna, Portogallo e altrove: un ritocco dell’Iva, il congelamento dei salari pubblici e tagli contenuti per la sanità e la cooperazione allo sviluppo. Ma Wilders, populisticamente, si presenta come il difensore delle pensioni e dell’occupazione: “Non lasceremo scorrere, a causa di Bruxelles, il sangue dei nostri pensionati”. Certo, l’Olanda rischia ora di vedere declassato il suo debito dalle agenzie di rating, che già danno segnali di nervosismo. Ma questo sarebbe un altro regalo a Wilders e al suo partito.

Il leader xenofobo, noto per il suo film Fitna, atto di accusa contro l’Islam , e per avere paragonato il Corano al Mein Kampf di Adolf Hitler, non ha certo paura di suscitare critiche e proteste: gestisce un sito razzista contro gli immigrati provenienti dai Paesi dell’Est europeo; e vuole un referendum per l’uscita dall’euro e il ritorno al fiorino. Davvero gli olandesi lo manderanno al potere?, davvero questa è Europa?