Nel primo weekend in sala ha fatto 664.414 euro, buoni per il quinto posto del botteghino. Non sono pochissimi, ma sono pochi, perché Diaz di Daniele Vicari merita. Merita. Ecco 10 motivi per cui andarlo a vedere.

1) Perché a Daniele Vicari l’etichetta di cinema civile non piace, e si capisce: Diaz è civiltà, piena cittadinanza, fatta cinema.

2) Perché se i Vanzina esistono, se Woody Allen fa le cartoline de noantri, se Moccia farà un altro film, come potrebbe“la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la II Guerra Mondiale”(Amnesty International) non finire sullo schermo?

3) Perché è colpevole, colluso, ignorante e italianissimo l’oblio caduto sui fatti della scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto al G8 di Genova del 2001.

4) Perché dopo quello sulle stragi di Stato, Diaz speriamo possa inaugurare un filone sull’orrore di Stato, capace di “fare giustizia” laddove potrebbe non esserci in aula: vedremo tra qualche settimana…

5) Perché è un film per tutti, volutamente, decisamente popolare: punta sulle emozioni – il pugno allo stomaco dell’assalto della polizia alla Diaz – e trova insieme al genere horror anche il Salò di Pasolini con le torture a Bolzaneto.

6) Perché a differenza di Romanzo di una strage su Piazza Fontana, Vicari non racconta, non costruisce teorie, semplicemente, mostra i fatti meno – anzi, per niente: l’unico tape si è perso… – filmati di uno degli eventi, il G8, più filmati al mondo.

7) Perché riguadagna al cinema di finzione una capacità documentale e documentaria che il documentario stesso non ha potuto e non può avere.

8) Perché in qualche circostanza in mass media stat virtus, soprattutto in medio stat virtus: chiedete a polizia ed Agnoletto…

9) Perché Porco Diaz – il fatto, non il film – è la bestemmia laica che dovremmo imparare a scuola.

10) Perché il cinema italiano è tautologicamente quello che racconta l’Italia. Meglio se a testa alta e con gli occhi alzati sul mondo: Diaz lo fa.