Solo “dichiarazioni di una signora”. Roberto Formigoni definisce così la lettera di Carla Vites al Corriere della Sera. E per questo non la commenta. Ma i nuovi particolari raccontati dalla moglie dell’ex assessore lombardo alla Sanità Antonio Simone sul rapporto tra il governatore e l’affarista ciellino Pierangelo Daccò gettano il Pdl lombardo nell’imbarazzo. Proprio alla vigilia della riunione tra i consiglieri regionali del Popolo della libertà e Angelino Alfano, che domani mattina farà partire da Milano la sua giornata di campagna elettorale in Lombardia. L’incontro si terrà a Rho-Fiera in tarda mattinata. Un’iniziativa a cui il segretario ha dato l’ok solo dopo le pressioni del presidente regionale. E la richiesta di soccorso inviata dal capogruppo Paolo Valentini, che ha sollecitato “un accordo tra i vertici istituzionali e di partito nel momento in cui contro Roberto Formigoni è in corso un attacco politico e mediatico”.

Alla riunione parteciperanno anche il coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani e la sua vice Viviana Beccalossi. Alfano dovrà calmare gli animi in un partito apparso ai ferri corti e ricucire lo strappo tra Formigoni e Mantovani, che nei giorni scorsi ha accusato la Regione di non avere fatto abbastanza controlli sulla sanità. Parole che hanno fatto infuriare il governatore, mentre Ignazio La Russa ha ammesso una “rottura nei vertici del partito”. La retromarcia a mezzo stampa di Mantovani (“nessun contrasto, appoggio alla giunta”) non ha placato del tutto le tensioni, su cui ora piombano i particolari raccontati dalla signora Vites. Formigoni, che l’altro ieri è arrivato a paragonarsi a Gesù (“anche lui ha sbagliato a scegliere uno dei collaboratori”), per lei è “un cagnolino al guinzaglio di Daccò”. Un governatore “narcisista”, che andava in vacanza sullo yacht dell’amico affarista e che, nelle serate in Costa Smeralda, “veniva nutrito a spese di Daccò stesso” da chef d’alto bordo. Dettagli a cui si aggiungono le anticipazioni dell’Espresso sul resort da 45mila euro a settimana in cui Formigoni avrebbe soggiornato quando si trovava ai Caraibi.

Il presidente della Lombardia, per ora, non commenta. E anche al Pirellone, dalle stanze del suo partito arrivano solo no comment sui nuovi particolari. Il vice capogruppo Roberto Alboni nega che questo possa essere il punto di non ritorno nel destino della giunta e di tutta la legislatura. Anzi, dice, “è il momento di tracciare la strada della seconda parte del mandato con gli obblighi che abbiamo verso i cittadini lombardi”.

Ma al di là delle voci ufficiali, l’incontro di domani con Alfano sarà un’occasione per i consiglieri di chiedere garanzie sul loro futuro nel caso il palazzo crolli davvero. Il segretario probabilmente si troverà di fronte anche gli indagati del Pirellone a marchio Pdl: Romano La Russa, Angelo Giammario, Gianluca Rinaldin, e Nicole Minetti. E si troverà di fronte Formigoni, che oggi ha già incrociato in un convegno a Roma. A fine marzo gli aveva garantito tutto il suo sostegno: “Se ha governato per tanto tempo una Regione complessa essendo immune da problemi giudiziari è perché è una persona onesta”, aveva detto a favore di telecamere in viale Monza, nella sede del Pdl. Ma da allora sono passati venti giorni pieni di notizie sulle inchieste che coinvolgono Daccò, accusato di avere distratto fondi sia dal San Raffaele che dalla Fondazione Maugeri. E al primo rimpasto di giunta, quello di febbraio, se ne è appena aggiunto un altro: via a l’assessore allo Sport Monica Rizzi, leghista troppo vicina a Renzo Bossi, e via il responsabile del Commercio Stefano Maullu.

Anche quest’ultima scelta ha scatenato malcontento all’interno del Pdl lombardo. Alle lamentele di Mantovani, per non essere stato consultato da un governatore troppo decisionista, se ne sono aggiunte altre da palazzo Isimbardi. Maullu è infatti legato al presidente della Provincia Guido Podestà, uscito indebolito dal voto del congresso provinciale di due mesi fa. Divisioni tra le diverse anime del partito. E rivalità tra la componente ciellina e quella laica. Nemmeno il fronte di Comunione e liberazione è più compatto. E’ toccato a un ciellino doc come il vice presidente della Camera Maurizio Lupi rimproverare Formigoni per la “battuta infelice” su Gesù. E le accuse di oggi vengono da Carla Vites, una che si definisce “militante ciellina della prima ora”.