È davvero incredibile dover constatare che tra le pieghe del “decreto giustizia” del Governo sia riaffiorata la famigerata norma “ammazza-blog”, ovvero la disposizione attraverso la quale, ormai da oltre due anni, il Palazzo sta tentando di imbavagliare la Rete imponendo al gestore di qualsiasi sito internet di provvedere alla rettifica – entro 48 ore – di ogni informazione pubblicata a pena, in caso di inadempimento, di incorrere in insostenibili sanzioni pecuniarie la cui misura è decine di volte superiore a quanto un blogger può ambire a ricavare dalla sua attività di informazione online in anni di lavoro.

Anche il Governo dei professori ritiene che la Rete vada imbavagliata?

Inutile, infatti, tornare a spiegare che imporre ad un blogger o, comunque, ad un non professionista dell’informazione di predisporsi a rettificare entro 48 ore qualunque informazione pubblicata dietro semplice richiesta di chicchessia sotto la minaccia di una sanzione di migliaia di euro, significa disincentivarlo dal fare informazione online, restituendo – come era precisa volontà politica del precedente Governo – il monopolio sull’informazione ai soliti noti che l’hanno gestita sin qui, rendendo il nostro Paese uno di quelli a rischio libertà di informazione.

È di inaudita gravità la scelta – se consapevole del Guardasigilli, Paola Severino – o è di inaudita gravità – se inconsapevole e figlio di un copia&incolla – l’errore nel quale è incorsa il Ministro della Giustizia.

Inconcepibile che si ponga mano ad un testo di legge tanto importante per il futuro del Paese senza neppure documentarsi sulle questioni sottese alle disposizioni che vi si introducono. Sarebbe bastato lanciare una ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per avvedersi del dibattito appassionato e vivace in merito alla norma in questione e della straordinaria battaglia di civiltà, combattuta senza confini, nel corso degli ultimi anni, per evitare che la stessa norma diventasse legge.

Chi le scrive le leggi? Qual’è il processo attraverso il quale si inserisce in un provvedimento del Governo una norma potenzialmente idonea a far “chiudere per rettifica” – come è già stato scritto decine di volte – il web ed imbavagliare l’informazione non professionale, quella libera da ogni condizionamento economico e politico, quella spontanea, che viene dal basso?

Il tema, anche a non voler credere all’idea di un nuovo Governo, censore del web, è, ancora una volta, quello della competenza dei nostri governanti e dell’affidabilità dei processi attraverso i quali si scrivono le leggi.

Ne ho già scritto qui e qui ma temo la questione resti un’emergenza da affrontare per evitare che l’ignoranza e l’inadeguatezza dei processi di normazione faccia più danni della volontà politica censorea di taluno.

Che sia volontà politica o incapacità di gestire i processi di produzione normativa, sfortunatamente, ancora una volta – come nel caso della chiusura del sito dplmodena.it– emerge un dato di fatto innegabile: anche questo Governo affronta la questione della libertà di informazione online con una straordinaria ed inaccettabile superficialità.