Un negozio, che deve restare rigorosamente segreto, e un punto della città in cui ritrovarsi. Sono gli ingredienti fondamentali del cash–mob, un nuovo modo di fare acquisti nato dall’intuizione di Andrew Samtoy, avvocato 32enne cresciuto tra San Diego e Washington. A novembre del 2011 ha scelto un negozio di Cleveland, città in cui vive, e senza rivelarlo ha dato appuntamento (con tanto di orario e indirizzo) a tutti gli acquirenti disposti a spendere una piccola cifra “al buio” e senza sapere dove si sarebbero diretti. Per creare il passaparola è stato sufficiente utilizzare la rete. Samtoy ha raccolto nel blog cashmobs le regole fondamentali dell’evento, tra cui essere disposti a incontrare persone che non si conoscono, spendere almeno 20 dollari e divertirsi.

“Ho avuto quest’idea a settembre dello scorso anno e ho organizzato il primo cash – mob, a novembre, in una libreria (Visible Voice Bookstore, ndr) – spiega il 32enne – E’ un modo per sostenere l’economia locale, in un periodo difficile, ma anche un’occasione per instaurare relazioni faccia a faccia, invece che solo attraverso internet”. Samtoy ha creato finora cinque cash–mob: “Quello che ha avuto più successo è stato nel negozio di alimentari ‘Grog Shop and Nature’s Bin’ in cui hanno partecipato circa 300 persone e in totale hanno speso 9,000 dollari”. L’idea, alternativa ai flash-mob (eventi più o meno improvvisati) è fatta per essere copiata e infatti il 24 marzo scorso in America è stato organizzato il primo “cash–mob day” .

Anche in Italia qualcuno ha intercettato questa “moda”: Luca Valzania, 37 anni, esperto di marketing e di internet, ha organizzato un’azione di acquisto di massa a Milano. Il ritrovo è fissato alle 18 in piazzale Bacone (zona Città Studi), oggi. “All’inizio di marzo ho creato un sito per far conoscere l’iniziativa, dopo aver scelto un negozio del mio quartiere che rischia di chiudere”, spiega Valzania. È andato a conoscere il proprietario, che si è dimostrato molto felice dell’idea: “Io non ci guadagno nulla, ma ho scelto quell’esercizio commerciale perché al proprietario hanno raddoppiato l’affitto”. Non si tratta di un venditore di prodotti di nicchia: “Spero di intercettare sia il ventenne che usa la rete, che il sessantenne che l’ha letto su qualche giornale, perché il cash-mob unisce l’elemento sociale al territorio”.

La spesa minima richiesta sarà di 10 euro a persona. Ma riuscirà a creare in Italia una rete simile a quella americana? “Per ora sono stato contattato anche da persone di altre città, tra cui Torino e Genova, che vorrebbero organizzare dei cash-mob lì”. Domani vedremo se l’iniziativa, oltre ad animare il quartiere, darà un po’ di respiro alle casse vuote del negoziante.