Almeno nel fine settimana occorre fare uno sforzo e, attraverso opportuni esercizi spirituali, dimenticare l’esistenza di Ghedini, della Minetti e della Santanchè. Sì, lo so che è difficile, ma nel buddhismo sono fondamentali la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore e la corretta padronanza di sé stessi durante la meditazione, quindi concentratevi per qualche ora.

Se ignoriamo i cascami del regime berlusconiano che straparlano, vedremo che c’è un problema ben più urgente: l’ignoranza delle classi dirigenti (no, non sto parlando della Fornero e dei numeri degli “esodati”). Parlo delle élite vere, quelle dei paesi solidi, ricchi e arroganti, per esempio la Germania. I tedeschi dicono di non avere i capitani Schettino e quindi, dopo esserci opportunamente scappellati, guardiamo alle cose serie, per esempio la politica economica che negli ultimi due anni hanno imposto all’Europa.

A guardare il problema del debito pubblico senza i paraocchi, un qualsiasi studente di economia non avrebbe avuto difficoltà a riconoscere che:

  1. Per ripagare i debiti un paese ha bisogno di crescita economica che generi sufficienti risorse fiscali.
  2. Eliminare posti di lavoro, tagliare stipendi e pensioni impedisce alla popolazione di mantenere, anzi accrescere, il proprio potere d’acquisto come sarebbe necessario per far espandere l’economia.
  3. Non tutti i paesi possono avere uno sviluppo trainato dalle esportazioni perché il mercato mondiale è saldamente presidiato da grandi esportatori come Cina, Giappone, Germania e questa è una situazione che può modificarsi, eventualmente, solo nel lungo periodo. Se Grecia, Portogallo e Spagna avessero fatto come la Germania, forse i loro conti pubblici sarebbero migliori ma le esportazioni tedesche ne avrebbero certamente sofferto.
  4. Il salvataggio dei paesi mediterranei non è una questione “morale” in cui si decide come punire chi si è comportato male negli anni passati ma una necessità creata dal caos finanziario ed economico iniziato nel 2008 con la crisi Lehman Brothers, che travolto i bilanci degli stati, costretti a salvare le proprie banche (con l’aiuto di Draghi, che per fortuna ha sostituito Trichet alla Banca Centrale Europea).

Apparentemente, Angela Merkel e i suoi economisti sono stati resi ignoranti di questi dati di fatto da un’ideologia a cui aderiscono ciecamente e continuano a predicare l’austerità per tutta l’Europa: la cosiddetta Haus in Ordnung, cioè il “tenere la casa in ordine”: una dottrina da massaia bavarese in cui ogni Stato deve prima di tutto “far pulizia al proprio interno” e solo dopo potrà contare sulla cooperazione e la solidarietà internazionali. I tedeschi, beneficiari di un lungo periodo di relativa prosperità, hanno volentieri aderito alla mitologia di una ortodossia monetaria che risolve tutti i problemi e continuano a coltivare il feticismo dell’euro forte e dell’indipendenza della Bundesbank, la banca centrale tedesca (il cui governatore Asmussen ieri ha attaccato Draghi). Purtroppo, le cose non sono così semplici.

Come spiega il Manifesto degli economisti sgomenti, firmato da molte centinaia di economisti europei,“Ciò che ignorano i sostenitori del cosiddetto aggiustamento strutturale è il fatto che i paesi europei hanno come principali clienti e concorrenti gli altri paesi europei, poiché  l’Unione Europea è nell’insieme poco aperta verso l’esterno. Una riduzione simultanea e massiccia della spesa pubblica nell’insieme dei paesi dell’Unione non può avere per effetto che una recessione più grave e quindi un nuovo appesantirsi del debito pubblico” (Manifesto degli economisti sgomenti, Minimum Fax, 2012).

L’Unione europea è entrata in un circolo vizioso di debito pubblico elevato, che richiede misure di austerità radicali come le “manovre” spagnole, greche italiane del 2011, che hanno indebolito le condizioni economiche dei tre paesi e quindi le entrate fiscali, il che provoca nuove richieste di tagli nella spesa pubblica e aumenti di tasse mentre lo spread fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi torna vicino quota 400. Una spirale autodistruttiva da cui non si vede l’uscita.