“Dopo la Lega toccherà a Di Pietro e poi a noi”. Beppe Grillo ne è sicuro: in questo momento chi fa opposizione, chi non si siede in sala the con ‘Rigor Montis’ per firmare cambiali in bianco al “governo delle banche”, è destinato a finire triturato. Dagli odiati mass media, innanzitutto. Ieri Grillo era in tour nel napoletano per sostenere le liste del Movimento 5 Stelle in occasione delle prossime amministrative (guarda il video) e quando ha visto i taccuini dei cronisti e le telecamere dei videoreporter in parata nel cortile di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano – dove era atteso per un’iniziativa con il candidato sindaco Danilo Cascone – ha provato a dribblarli come il Maradona dei bei tempi. La manovra però, non è riuscita del tutto. A quel punto Grillo ha detto qualcosa sui “nemici nuovi, i giornalisti, i giornali, i mezzi di comunicazione, una feccia alternativa alla feccia della politica”. “Parla con i ragazzi, dai”, ha poi esclamato quando abbiamo provato ad avvicinarlo. A comizio concluso, alla richiesta di chiarimenti ha precisato di “salvare una decina di giornalisti al massimo” e che tanto “i giornali chiudono”.

Dunque, zero domande sulle beghe interne che stanno dilaniando il Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna, lì dove è maggiormente forte e radicato. E nessun approfondimento sull’operato dell’ex amico Luigi de Magistris, da un anno sindaco di Napoli, eletto nonostante la scomunica di Grillo e le sue accuse di alto tradimento per aver mollato il mandato di europarlamentare, liquidato con una battuta che fa il verso al celeberrimo video: “Ditegli che ho sentito Al (Pacino, ndr) e che lo saluta”.

Il comico genovese ha sparato ad alzo zero contro tutti. Contro “certa stampa” che scrive “che io mi impegno in politica per poi fare i soldi da un’altra parte…”. Contro i politici “che dopo aver creato la malattia vogliono curarcela: votare noi è un salto nel buio? Meglio un salto nel buio che un suicidio assistito con loro”. Contro la legge Biagi (“ma andrebbe chiamata legge Maroni”) “che doveva servire a dare lavoro ai giovani e ha creato un milione e mezzo di giovani disoccupati, il numero più alto d’Europa”. Contro Monti il tecnocrate “che è spietato come un contabile” e contro le banche che “lucrano sul debito pubblico e stanno facendo fallire le piccole e medie imprese”. Contro Casini “Azzurro Caltagirone, l’Anthony Perkins delle vecchie mignotte, che commentando lo scandalo della Lega ha affermato che ‘bisogna essere sinceri’… lui, Casini, che con Cuffaro indagato per mafia disse che se lo avessero arrestato si sarebbe dimesso, eppoi quando lo hanno arrestato davvero ha detto che bisogna apprezzare Cuffaro per il coraggio con cui aveva affrontato la Giustizia… Casini vaffanculo!”. Contro Vendola e le sue metafore che ne fanno “il più grande supercazzolaro d’Europa”.

Gli applausi più forti Grillo li strappa quando inneggia alla rivolta fiscale: “Voglio sapere prima, dove vanno a finire le mie tasse. Attraverso i bilanci partecipati. Altrimenti io le mie tasse non te le voglio più dare”. E quando incita alla secessione del Sud verso il Nord travolto dallo scandalo leghista dei rimborsi elettorali: “Noi del Movimento i rimborsi non li abbiamo presi. Li abbiamo ridati indietro. I nostri consiglieri regionali si accontentano di 2500 euro di stipendio. Se alla politica togli i soldi e le carriere, restituendo i rimborsi e limitando i mandati, la malapolitica finisce e la politica diventa entusiasmo”. Grillo è convinto che il M5s possa “farcela”: “Siamo la terza forza politica del paese, se non spostano le elezioni e noi ci presentiamo come Movimento 5 Stelle alternativa al 40% di persone che non vanno più a votare noi prendiamo il 30% e andiamo al governo”.