«Al test d’ingresso per medicina sono arrivato in posizione 1.141 su 5.883 aspiranti. Magari c’erano persone che avevano “più diritto” di entrare in facoltà». Per avere solo 25 anni, Diego ne ha di cose da raccontare.

Originario di Battipaglia, vicino Salerno, si è laureato con 110 e lode  in biotecnologie diagnostiche presso l’università  di Urbino «Perché volevo partire dallo studio della cellula». Dopo la laurea triennale tenta il test di ammissione alla facoltà di medicina della Federico II di Napoli ma non ce la fa ad essere ammesso.

Diego, però, non si arrende: parte per Londra nella quale vede «Un grande modello culturale» e lì ad ottobre 2010 si realizza un sogno che fino a poco tempo prima sembrava impossibile: lo University College London,  diciassettesima tra le facoltà di medicina a livello mondiale, lo seleziona  tra i dieci partecipanti ad un master in medicina fetale e diagnosi prenatale.

Una bella soddisfazione, considerando che secondo la classifica delle migliori università al mondo stilata dal World University Rankings 2011-2012 la Federico II si trova tra il 401-450esimo posto nella graduatoria mondiale, mentre lo UCL è settimo.

L’arrivo a Londra, però, non è stato tutto in discesa: «Come tutti quelli che arrivano in una città straniera, anche io ho fatto la mia gavetta: passavo le mie giornate a lavorare alla griglia nella cucina di un locale, poi sono passato a fare il cameriere in un ristorante vegano e infine ora lavoro in un negozio, per un importante brand».

Nel passato di Diego, però,  ci sono anche altre grandi soddisfazioni:  nel 2009, dopo la laurea, si è concesso un viaggio di un mese e mezzo in Zambia con un’ organizzazione non governativa «Dove ho sperimentato l’esistenza del mal d’Africa», ammette.

La vita nel continente africano l’ha inevitabilmente cambiato:  «Con i soldi del mio primo libro, che parla del disagio di un ragazzo nella periferia del sud, ho raccolto 4mila euro che sono serviti a finanziare la costruzione di un ponte in Zambia e facilitare la raccolta d’acqua da parte della popolazione».

L’esperienza in Africa gli è servita a capire che il sogno che vuole raggiungere è diventare medico nelle zone difficili. «Tornare in Italia? Mai. Lì manca l’idea di diversità. Il rifiuto alla facoltà di medicina mi ha insegnato che se non soffri non piangi e se non piangi non ti fai forza per ottenere il tuo sogno».  Diego ora ha in progetto l’uscita di un secondo libro, oltre il test alla facoltà di medicina. All’estero, naturalmente.

Di Chiara Quagliariello, giornalista freelance a Londra