Le lacrime di Rosi Mauro a Porta a Porta

Renzo Bossi fa un passo indietro, ma Roberto Maroni vede questo gesto solo come “primo atto delle pulizie di primavera. Adesso avanti tutta”. Un riferimento all’altra grande protagonista dello scandalo Lega, cioè la “regista” del cerchio magico del Senatur Rosi Mauro. In realtà, per ora, le dimissioni  della vicepresidente del Senato non arrivano. E’ lei stessa a smentire l’esistenza di una lettera pronta e già firmata: “Non vedo perché dovrei, questa è una campagna mediatica e mi difenderò da palazzo Madama. Non ho nulla da nascondere”. Sullo sfondo, c’è anche il raduno leghista di Bergamo a completare l’ennesima giornata campale per il futuro del Carroccio, con i nuovi sviluppi dell’inchiesta (i pm hanno ascoltato l’autista del Trota) ad agitare il processo di avvicinamento alle amministrative di maggio e a far pronosticare altri giorni difficili per la Lega.

LE DIMISSIONI ‘UFFICIALI’ DI RENZO BOSSI
Renzo Bossi si è dimesso ufficialmente questa mattina da consigliere della Regione Lombardia. Il Trota è andato al Pirellone, dove ha incontrato Stefano Galli, capogruppo del Carroccio, e ha ratificato il suo passo indietro, già annunciato al TgCom24, oltre che chiesto nelle ultime ore da militanti ed esponenti leghisti con insistenza. “Non sono indagato – ha spiegato l’ex consigliere – ma credo che sia giusto e opportuno per il mio movimento fare un passo indietro”. Prima di ufficializzare le dimissioni, il figlio del Senatùr ha spiegato i motivi della sua decisione. “Senza che nessuno me l’ha chiesto, faccio un passo indietro in questo momento di difficoltà, do l’esempio – ha detto – Sono sereno, so cosa ho fatto e soprattutto cosa non ho fatto e non sono indagato. In consiglio regionale negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento“. Dopo avere incontrato Stefano Galli, il Trota è rimasto circa 4 ore all’interno della sede del Pirellone, poi ha lasciato l’edificio da un ingresso secondario e, per ‘dribblare’ i cronisti presenti, ha lasciato la sua Bmw X5 nel piazzale del Pirellone. Sulle dimissioni di Renzo Bossi, è intervenuto anche l’assessore regionale Daniele Belotti. “Noi abbiamo buttato fuori del movimento gente che ha intascato 50 euro alle feste – ha detto – A Renzo devo dare atto di aver fatto un passo importante e non facile perché il cognome pesante che porta. Ha fatto un atto di responsabilità e d’affetto verso il movimento. Non è così facile trovare consiglieri regionali che si dimettono dalla carica senza essere indagati. Finora si sono viste dimissioni di ruolo, ma non di stipendio. Cristiano Di Pietro ad esempio, una volta indagato, si era sospeso dal partito ma non dalla carica”.

PASSO INDIETRO? ROSI MAURO DICE NO
Intanto per tutto il pomeriggio c’è stata grande attesa per il probabile passo indietro di Rosi Mauro, vicepresidente del Senato. Per ore si è parlato di una lettera di dimissioni già pronta. Poi, nel corso della registrazione di ‘Porta a Porta‘, la senatrice del Carroccio ha negato tutto. “Rosi Mauro non ha mai preso un euro dalla Lega, quando parlano di movimenti di denaro si riferivano al sindacato e non a me”, ha affermato. I trasferimenti di fondi, finiti al centro delle inchieste, “sono donazioni che ogni anno il movimento fa al sindacato Sin.pa. E’ tutto documentabile”.

Niente dimissioni dall’alta carica istituzionale, dunque. “Voglio spiegare come stanno le cose e poi vedremo. C’è un attacco mediatico senza precedenti. Ho il diritto di difendermi, lo farò anche con un intervento in Aula al Senato”. Ma dimissioni imminenti o non imminenti? “Possono anche essere imminenti o non imminenti – prosegue la vicepresidente leghista del Senato – ma vorrei vedere su quali basi dovrei dimettermi”. Secondo le cronache di giornata, Rosi Mauro avrebbe già parlato dell’argomento con Umberto Bossi.

“Mi sono sentita messa in croce e ora voglio la verità”, ha detto ancora a Porta a porta. “Perché devo fare un passo indietro senza verificare quel che sta accadendo?”. Quando Bruno Vespa le chiede se Bossi e suo figlio abbiamo fatto bene a dimettersi risponde secca: “Non so, bisognerebbe chiederlo a loro”. E ancora: ”E’ la prima volta che dico no aduna direttiva politica del mio partito e mi costa molto”, ha detto la senatrice, con gli occhi lucidi di lacrime, quando ha spiegato che non ha accettato le sollecitazioni che le sono state rivolte da Calderoli, da Maroni e anche da Bossi a presentare le dimissioni.

Ma dalla base si fanno sempre più insistenti le pressioni per farla dimettere. In tal senso, l’assessore al Territorio e Urbanistica della Lombardia, Daniele Belotti, parlando a Tgcom24, ha rispolverato l’antimeridionalismo leghista per attaccare la leader del Sindacato padano. “Chi si è comportato così non merita di stare nel movimento – ha detto Belotti – Se qualcuno si è approfittato della sensibilità e dall’impegno dei militanti come pare abbia fatto la vice presidente del Senato pugliese, e sottolineo pugliese, della Lega è bene che si dimetta. Stasera sarà una prova d’affetto”. E ha attaccato il cerchio magico, responsabile di avere “raggirato” Umberto Bossi e di avere creato “una cortina attorno al leader, un filtro non per il bene del partito, ma per interessi propri”.

Le dimissioni sono “doverose” per il parlamentare del bergamasco del Carroccio Giacomo Stucchi, e il rifiuto della Mauro “non è una buona cosa”.

ROBERTO MARONI SU FACEBOOK: “PULIZIA, AVANTI TUTTA!”
Le dimissioni di Renzo Bossi sono il “primo atto delle pulizie di primavera, ma non basta di certo. Adesso avanti tutta!”, ha scritto sul suo profilo Facebook Roberto Maroni, postando la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera di oggi dedicata proprio al passo indietro del figlio del Senatur. L’ex ministro degli Interni, secondo quanto si è appreso dalla riunione dei triumviri della Lega Nord riuniti oggi nella sede di via Bellerio, avrebbero deciso, alla manifestazione di Bergamo di questa sera, di lasciare parlare solo Roberto Maroni. “Al 90 per cento sarà così” ha sottolineato Giacomo Stucchi, deputato leghista nonché fra gli organizzatori del raduno di questa sera.

L’AUTISTA DEL TROTA SENTITO IN PROCURA
Intanto è tornato a parlare Alessandro Marmello, autista del Trota nonché autore dei quattro video pubblicati dal settimanale Oggi e che denunciano il comportamento di Renzo Bozzi. “Perchè non ho denunciato prima? Tutte le volte che cercavo di sollevare il problema mi rispondevano che dovevo stare zitto. Pagavano e basta, a volte anche senza pezze giustificative” ha spiegato l’autista al sito di Panorama, aggiungendo che “ho girato questi video per cautelarmi: avevo paura di finire io nel tritacarne. Ho anche provato a parlare con Renzo ma dovevo stare zitto: lui mi schiacciava psicologicamente”. Nel frattempo, la Procura di Milano ha acquisito il video girato da Marmello con il telefonino in cui si vede Renzo Bossi ricevere soldi. Denaro che, stando a quanto raccontato dallo stesso autista, proverrebbe dai rimborsi elettorali della Lega. Il video è stato recuperato dagli investigatori nella sede di Rcs. Il pm di Milano Paolo Filippini, inoltre, ha sentito per oltre un’ora come testimone l’ex autista, il quale ha spiegato di aver tenuto la cassa dei soldi che gli erano stati anticipati dal partito in contanti per gestire le spese quotidiane di Renzo Bossi e che questo era un sistema usato anche dai suoi predecessori.

E sempre in procura, in queste ore si starebbero esaminando anche le posizioni di altre persone per una eventuale iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta con al centro l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, accusato di appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato per la sottrazione di fondi pubblici dalle casse del partito.  Già questa mattina, i titolari dell’inchiesta si sono incontrati per valutare i primi riscontri sulle posizioni di coloro che avrebbero utilizzato per spese personali i soldi del Carroccio. Inoltre gli inquirenti e gli investigatori stanno cercando di capire se ci fossero o meno fondi neri nelle casse del movimento, come risulta al momento solo dalle intercettazioni.

Inoltre, da quel che è filtrato, nella cartella Family sequestrata in un ufficio distaccato della Lega a Roma ci sarebbero sia copia ma anche originali delle spese personali a favore di Umberto Bossi, dei familiari e delle altre persone citate nelle conversazioni intercettate. Infine, da quanto si è saputo, il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati avrebbe disposto di non fare più interrogatori al terzo piano del palazzo di giustizia ma in un luogo più ‘riservato’ e non sotto i riflettori della stampa. Il procuratore, inoltre, ha smentito l’iscrizione nel registro degli indagati di altre persone: “Non c’è alcuna novità rispetto alla originarie iscrizioni” nel registro degli indagati e non sono in programma “vertici con le altre procure” che hanno aperto fascicoli sulla gestione dei rimborsi da parte della Lega.