“Io non ho voluto censurare proprio nulla e sto cercando di saperne di più” è questa la dichiarazione rilasciata dal Ministro Fornero nel corso di un’intervista ad Anna Masera de La Stampa a proposito della chiusura del sito dplmodena.it, disposta, nei giorni scorsi, con un atto del Segretario Generale del Ministero del Lavoro.

La notizia, se da un lato, impone di rivedere le critiche all’operato del Ministro con particolare riferimento alle sue ipotizzate istanze censoree, dall’altro, non consente di archiviare la vicenda con un sospiro di sollievo.

Innanzitutto, infatti, l’ordine di chiusura del sito – o almeno la perentoria richiesta di chiusura – è, comunque, partito dal Segretario Generale del Ministero con la conseguenza che l’inconsapevolezza del Ministro, non vale a sollevare il suo Dicastero dalla responsabilità e gravità del gesto: aver ritenuto di poter chiudere dalla sera alla mattina un sito internet di informazione di pubblico interesse per ragioni che, a cinque giorni – benché due festivi – dal provvedimento non sono ancora note neppure al Ministro.

C’è poi un altro dato inquietante: il Ministro dice di non essere stata informata della decisione assunta dal suo Segretario Generale.

Non c’è ragione per dubitarne ma, ad un tempo, la circostanza è sintomatica dello scarso rilievo che il tema della libertà di informazione ha all’interno del Ministero del Lavoro e, forse, più in generale nel nostro Paese.

C’è di che essere convinti che il Segretario Generale del Ministero non avrebbe inviato neppure una lettera di invito ad un party ai rappresentanti dei sindacati senza prima informare il suo Ministro mentre ha ritenuto di poter cancellare dallo spazio pubblico telematico terabyte di informazione in assoluta autonomia.

Si tratta di uno scenario assai poco rassicurante.

Sapere che il nostro Ministro del lavoro non è animato da istanze censoree ma che gli uomini del suo ministero sono convinti che chiudere un sito internet sia come disdire un contratto di fornitura di matite e gomme da cancellare, non è certo confortante.

Sfortunatamente alla stessa conclusione conduce la circostanza che ci sia voluto un pugno di minuti al Segretario Generale del Ministero per richiedere al gestore del sito dplmodena.it “di provvedere alla immediata chiusura del sito internet”, mentre sono ora necessari oltre cinque giorni per “autorizzarne” – ma l’espressione offende chiunque creda nella libertà di informazione – la riapertura.

Senza contare che alle 18.10 di oggi, quando questo post viene inviato per la pubblicazione, sul sito del Ministero non risulta ancora pubblicato neppure un comunicato stampa attraverso il quale venga dato conto dell’accaduto.

Guai, tuttavia, a negare che la vicenda abbia anche dei risvolti positivi.

La Rete, ancora una volta, ha denunciato una possibile aggressione alla libertà di informazione, i giornalisti hanno indagato, un Ministro della Repubblica ha avvertito l’esigenza di rispondere e chiarire – anche se non ancora in modo esaustivo – la sua posizione e, persino, di dar atto della circostanza che il sito internet chiuso dal suo Segretario Generale potrebbe essere riaperto ed, anzi, assunto – in ragione dell’alto numero di consensi manifestati online dai suoi utenti – quale esempio positivo da seguire ed imitare.

C’è sicuramente molto di cui essere soddisfatti.

Un’ultima considerazione è per quanti – a torto o a ragione – hanno trovato troppo dura ed allarmistica la denuncia e ritenuto che prima di scrivere avrei dovuto sentire il Ministro.

Non si può mettere la faccia e la firma su un blog, senza essere disponibili al confronto con i lettori e senza esser capaci di fare ammenda di eventuali errori ed eccessi.

Se così è stato, me ne scuso con il Ministro, ma val la pena, forse, di ricordare che l’intero caso è nato non da supposizioni o ipotesi di lavoro, ma da un atto formale firmato dal Segretario Generale del Ministero del lavoro completo di motivazione.

Commentare, criticare e contestare un provvedimento amministrativo è un’attività che non presuppone nessun necessario confronto con l’autore del provvedimento.

E’ chi ordina la chiusura di un sito di informazione che dovrebbe essere consapevole dell’importanza e della gravità del gesto e preoccuparsi, di conseguenza di verificare che l’atto sia proporzionato all’obiettivo – auspicabilmente legittimo – perseguito e di chiarirne in modo intellegibile le motivazioni.

A questo punto – comunque sia andata sin qui – non resta che attendere l’esito delle verifiche del Ministro e, magari, la riapertura del sito dplmodena.it.