La caduta di Bossi è la fine della seconda repubblica arcoriana, è la fine di una politica che, gradualmente ma inesorabilmente, è passata dalla “cosa pubblica” alla “roba privata”.

D’altra parte, se qualcuno scende in campo per difendere i propri interessi, la propria azienda, per non finire in galera, cosa c’è di strano se poi qualcun altro possa cominciare a pensare che stare in politica significhi pagare la scuola privata al figlio o comprargli il Suv strafico? Se qualcuno pensa che fare politica significa poter candidare la qualunque (basta che bona) perché diavolo qualcun altro non dovrebbe arrogarsi il diritto di ragionare come se i soldi dello Stato fossero roba sua, roba da spendere e spandere come più gli aggrada?

La caduta di Bossi è la caduta definitiva di una politica che di politico ha avuto poco o niente, di una politica che era incentrata sulla filosofia mafiosa della “famiglia” e sulla cultura malavitosa della “banda”.

Tutto qua. È per questo che non si può non festeggiare per quello che sta succedendo.