Deve essere un periodo difficile per il -quasi ex- Presidentissimo dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò.

Invece di occuparsi delle amate poesie, per le quali ha vinto diversi premi letterari sparsi per la penisola, si ritrova, in un “crescendo rossiniano” di affermazioni e di smentite, a dover parlare di diritto d’autore e internet, a meno di un mese e mezzo dalla scadenza del mandato (non rinnovabile). Nelle puntate precedenti, come si ricorderà, Calabrò aveva dichiarato al Parlamento, che l’aveva convocato, di attendere la sponda governativa prima di varare il controverso regolamento sul diritto d’autore.

Oggi il Presidentissimo ha riservato alla stampa ancora una volta l’ennesimo colpo di teatro.

A meno di una settimana dalla sua ultima audizione davanti alle Commissioni Cultura e Comunicazione del Senato Corrado Calabrò, di fronte ad un’altra Commissione, quella anticontraffazione, è sembrato per l’ennesima volta  fare marcia indietro rispetto a quanto detto in Parlamento la settimana prima.

Aveva detto Calabrò una settimana fa “Il nostro compito è quello di applicare le leggi vigenti. Ci rafforza in tale convincimento la norma di legge predisposta dalla Presidenza del Consiglio che ribadisce la legittimazione dell’Agcom e ne definisce meglio la competenza e i poteri nella materia del diritto d’autore. Attenderemo che tale norma veda la luce prima di adottare il regolamento predisposto. Nel segno della legge e con una sensibile e non banale apertura mentale, come sempre”.

Quest’affermazione aveva lanciato una ridda di illazioni sul ruolo “occulto” del Governo nella predisposizione di norme in materia di contenuti su internet (e non del Parlamento come ci  si sarebbe atteso, e come molte Associazioni di consumatori e di utenti avevano chiesto), determinando una presa di posizione da parte del Sottosegretario Catricalà, che aveva si ammesso di aver visto girare nel suo ufficio alcune bozze di normative in merito, ma  aveva anche aggiunto che la competenza a decidere era del Ministro Passera.

Di tutt’altro tono, invece, le parole pronunciate oggi dallo stesso Calabrò davanti alla commissione bicamerale sulla contraffazione e la pirateria: “Agcom va avanti sul regolamento per il diritto d’autore. Visto che 4 commissari su 8 lo chiedono, il regolamento sarà posto all’odg del Consiglio e sarà adottato”.

Una bella fuga in avanti da parte del solerte Calabrò che, fino ad una settimana fa, evidentemente riconosceva al Governo la potestà normativa di cui oggi non sente più il bisogno.

Non si sa se peraltro se i Commissari nominati fossero a conoscenza della nuova iniziativa del “Presidentissimo”, fatto sta che, qualche minuto dopo tali dichiarazioni, il Commissario Agcom Nicola D’angelo, che si è sempre contraddistinto per una posizione equilibrata rispetto alle forze in campo, ha preso carta e penna (si fa per dire) e ha dichiarato espressamente a mezzo blog: “Quanto detto oggi dal Presidente Calabrò nell’audizione presso la commissione bicamerale sulla contraffazione ovviamente non corrisponde alla mia posizione all’interno del Consiglio Agcom. Avrei gradito dunque che nel riferire che 4 commissari della stessa Autorità hanno chiesto di porre all’ordine del giorno il regolamento sul copyright su internet, avesse dato conto anche delle ragioni di chi era contrario. Per questa ragione, vista la rilevanza anche costituzionale delle questioni, devo evidenziare nuovamente la mia  opinione dissenziente.”

L’ultima “chicca” l’ineffabile  Calabrò l’ha riservata nella frase finale del suo intervento di fronte alla Commissione anticontraffazione della Camera, nella prosa che oramai la stampa ha imparato a conoscere.

Ha detto Calabrò “non c’è modo più sicuro di perdere il contatto con la realtà in trasformazione che stare seduti aspettando Godot”.

Più che all’intramontabile opera di Samuel Beckett, però le dichiarazioni altalenanti del Presidente Calabrò cominciano ad assomigliare all’ opera di Eugène Ionesco che, con l’autore di Aspettando Godot,  condivide la medesima corrente letteraria del Teatro dell’assurdo