Si allarga l’inchiesta della magistratura sull’emergenza rifiuti a Palermo. La procura del capoluogo siciliano ha infatti iscritto nel registro degli indagati un centinaio di dipendenti dell’Amia e dell’Amia Essemme, le aziende municipalizzate che gestiscono la raccolta della spazzatura e la pulizia delle strade in città. I dipendenti sono tutti indagati per interruzione di pubblico servizio: per impedire la raccolta dei rifiuti avrebbero bloccato l’uscita dei mezzi dal deposito dell’Amia nel quartiere di Brancaccio. Per cercare di evitare tensioni ai picchetti era intervenuta anche la Digos, che ha identificato i manifestanti che oggi figurano tra gli indagati.

L’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Ignazio De Francisci e Leonardo Agueci, è scattata la settimana scorsa dopo lo sciopero proclamato dagli operatori ecologici in allarme per la possibile sospensione dello stipendio. Il bilancio dell’Amia, come del resto quello delle altre azienda municipalizzate palermitane, è infatti in rosso. Oltre che per i reati di violenza privata, interruzione di pubblico servizio e frode in pubbliche forniture, ipotizzati in relazione ai picchettaggi che hanno impedito l’uscita degli autocompattatori dai depositi di Amia nei giorni della protesta, i magistrati procedono anche per danno alla salute pubblica.

A causa dello sospensione della raccolta per quattro giorni tutta la città è rimasta “sepolta” da enormi cumuli di rifiuti. E nonostante la raccolta sia ripresa da mercoledì, in molti quartieri i profili igienico-sanitari sono ancora molto critici. Per questo motivo i magistrati stanno indagando anche per violenza privata e frode in pubbliche forniture, valutando anche eventuali danni alla salute dopo le denunce arrivate cittadini. Stamattina gli alunni della scuola elementare “La Masa”, in pieno centro storico, non sono entrati in classe per iniziativa dei genitori: tutto l’istituto è infatti circondato da spazzatura e dentro le classi l’aria è irrespirabile.

A Palermo è stata tra l’altro un’altra notte di roghi di rifiuti. In mattinata c’erano ancora duemila tonnellate di immondizia accumulata.

“Rischio epidemie, medici in piazza”. Diecimila medici di Palermo e provincia sono pronti intanto a scendere nelle strade della città e a ripulirle dai rifiuti, pur di scongiurare il perdurare dell’emergenza sanitaria e possibili rischi per la salute. Si tratta di un’iniziativa provocatoria iniziativa annunciata dall’Ordine cittadino per richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale. Il presidente dell’Ordine ha scritto una lettera al commissario del Comune e al prefetto, chiedendo un intervento immediato per sgomberare la città da tonnellate di spazzatura. “Quando i rifiuti rimangono per strada per giorni e giorni, con temperature in aumento – spiega Salvatore Amato, presidente dell’Ordine – i germi che possono esserci nei cumuli, per esempio pensiamo alla salmonella, si moltiplicano in maniera esponenziale. Ci sono zone della città che ormai pullulano di germi, i rischi per la salute non sono così immaginari. Bisogna intervenire””.

La Regione al Comune: “C’è pericolo”. E’ della stessa opinione l’assessore regionale alla Salute Massimo Russo che ha scritto al prefetto Luisa Latella, commissario straordinario del Comune di Palermo: “L’emergenza rifiuti della città di Palermo può rivelarsi estremamente pericolosa per la salute pubblica, con il rischio di epidemie” si legge. Per questo serve la “massima sorveglianza”.

Percolato dalla discarica: chiesto il processo per l’ex sindaco. “Sempre oggi peraltro è arrivata la svolta per un’altra questione inerente la gestione dei rifiuti a Palermo. Il sostituto procuratore Gery Ferrara ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Diego Cammarata, l’ex sindaco Pdl di Palermo che si è dimesso nel gennaio scorso. La vicenda è quella che riguarda la discarica di Bellolampo, dove nel 2010 venne scoperto dagli inquirenti un enorme lago sotterraneo di percolato. Il liquido prodotto dalle enormi quantità di rifiuti non era mai stato smaltito arrivando a contaminare la falda acquifera: in quattro pozzi della zona vennero trovate tracce di solfiti, nitrati e metalli. Dalle analisi chimiche è emerso poi come il liquame sarebbe arrivato a inquinare il canale Passo di Rigano, le cui acque arrivano fino al mare. Oltre che per l’ex primo cittadino Cammarata la procura ha chiesto il processo anche per il senatore del Pdl Enzo Galioto, ex presidente dell’Amia. I reati ipotizzati sono di disastro ambientale doloso, inquinamento delle acque e del sottosuolo, truffa, abuso d’ufficio, abbandono di rifiuti speciali, riciclo di percolato, gestione abusiva di discarica. Oltre ai due esponenti politici del Pdl sono finiti sotto inchiesta anche Orazio Colimberti, Gaetano Lo Cicero, Pasquale Fradella, Antonio Putrone, Fabrizio Leone, Nicolò Gervasi e Aldo Serraino, che hanno ricoperto tutti incarichi ai vertici dell’azienda municipalizzata dal 2007 a oggi.