Lo scrittore e saggista Omar Calabrese, uno dei più noti semiologi italiani, è morto ieri notte nella sua casa di Monteriggioni, in provincia di Siena, in seguito a un infarto, all’età di 63 anni. Professore di semiologia delle arti all’università di Bologna e dal 1993 presso l’ateneo senese, Calabrese ha compiuto numerose ricerche sia nell’ambito della comunicazione visiva sia in campo strettamente artistico sia nell’area dei mass media. E’ stato uno dei principali studiosi italiani della scienza che studia i segni, considerato l’allievo per eccellenza di Umberto Eco.

Venne eletto consigliere comunale, da indipendente, a Bologna il 6 maggio 1990 nella lista Due Torri dell’allora Partito Comunista Italiano con più di 125mila preferenze, appoggiando la maggioranza di sinistra per il secondo mandato da sindaco di Renzo Imbeni. Calabrese entrò a Palazzo d’Accursio assieme a Stefano Bonaga (che poi divenne assessore ai Rapporti coi cittadini e all’innovazione) e ad altri intellettuali del calibro di Gianni Celati (lista Antiproibizionista), Eugenio Riccomini e Massimo Osti. Una legislatura che vide tra i banchi del consiglio comunale, sempre nelle fila del gruppo Due Torri (Pci) anche l’attuale rettore dell’Università, Ivano Dionigi. Calabrese fece gruppo autonomo con Bonaga e Osti, e in quegli anni in città iniziarono i primi esperimenti di televisione di quartiere, come del resto si affermò la rete Iperbole proprio su progetto dell’assessore Bonaga.

Il semiologo ha ricoperto anche la carica di assessore alla cultura del Comune di Siena. Condirettore della rivista ‘Alfabetà (1980-1990) e collaboratore di numerosi periodici e quotidiani, il semiologo ha al suo attivo molte pubblicazioni tra le quali figurano “Semiotica della pittura” (1980), “Come si vede il telegiornale” (1980, in collaborazione con Ugo Volli), “Il linguaggio dell’arte” (1984) e “La macchina della pittura” (1985). Nel 1987 Calabrese ha pubblicato “L’età neobarocca”, un’originale analisi e proposta di interpretazione in chiave barocca dell’attuale condizione umana.

Tra i libri successivi si ricordano “Mille di questi anni” (1992), “Mito d’auto” (1993), “La ricerca semiotica” (1993), “Il telegiornale: istruzioni per l’uso” (1996). Ha poi pubblicato “Come nella boxe. Lo spettacolo della politica in tv” (1998), “Breve storia della semiotica” (2001), “Bizzarra mente” (2002, con Maurizio Bettini), testo che raccoglie le eccentricità e le stravaganze che nel corso dei secolo sono state inventate.