Amedeo Della Valle in azione

Poteva fare la fine dello ‘sfigato’, per dirla alla Michel Martone. Uno dei tanti ‘bamboccioni’ fuori corso, ad ammuffire sui banchi dell’università. Invece Amedeo Della Valle, classe ’93 da Alba, provincia di Cuneo, ha attraversato l’oceano. Destinazione Las Vegas: non per i casinò, ma per studiare e, soprattutto, giocare a pallacanestro. Tale padre tale figlio. Il papà, Carlo Della Valle, ha calcato i parquet della Serie A1 negli anni ’80 e all’inizio dei ’90. Deve aver visto nel figlio un talento speciale. Perché a soli 18 anni, Amedeo fa le valigie e vola alla Findley Prep High School, Nevada. Dalla provincia piemontese alle luci di Las Vegas. Diecimila chilometri e un sogno da realizzare: giocare nella Nba, per fare il poker italiano oltreoceano. Della Valle affiancherebbe il trio Andrea Bargnani, Marco Belinelli e Danilo Gallinari. Un miraggio, per ora. Prima, infatti, c’è il grande salto nella Ncaa, il campionato universitario di pallacanestro.

La storia di Amedeo inizia nelle langhe piemontesi. Vino e tartufo vanno per la maggiore, ma Amedeo pensa solo alla palla a spicchi. Così, a 14 anni, il ragazzo lascia la casa dei suoi, ad Alba, e si trasferisce a Casale Monferrato. Almeno evita di fare il pendolare, 90 km e due ore di macchina per allenarsi con la “Banca del Piemonte” di coach Lorenzo Pansa. A Casale, Amedeo vive in una foresteria con alcuni compagni di squadra. Studia e gioca a basket, nessuna distrazione: “L’esperienza in foresteria mi ha aiutato a cambiare metodo. Così gioco molto di più a pallacanestro, e quando studio sono più concentrato”.

Il primo anno, Amedeo trascina l’Under 15 di Casale alle finali nazionali di Bormio. Gioca playmaker, tira come una guardia ed è alto come un’ala, 195 cm di talento vero. Coach Marco Crespi lo vuole subito in Lega2. “Non ero pronto”, ricorda Amedeo. Ma il ragazzo si fa le ossa, a lezioni da vecchie volpi del parquet. I risultati si vedono. Dopo quattro anni a Casale, nell’estate 2011, “il marchesino” gioca da leader gli Europei under 18 di Wroclaw in Polonia. Chiude come miglior marcatore del torneo. L’unico a scollinare i venti punti a partita, con percentuali pazzesche (59,5 da due e 57,6 da oltre l’arco). Sul più bello, prima dei quarti di finale, Amedeo s’infortuna al polso. La squadra è fuori dal podio, si ferma al quarto posto. Ma il talento dell’azzurrino ha fatto sollevare più di un sopracciglio, anche oltreoceano.

Ad Henderson, Nevada, 20 Km da Las Vegas, coach Michael Peck stravede per Amedeo. Ha studiato i filmati e non ha dubbi: “Il ragazzo è perfetto per il sistema di gioco della Findlay Prepp”. E’ l’occasione della vita e “il marchesino delle langhe”, ad agosto 2011 dopo l’Europeo, spicca il volo. Dal liceo “Ascanio Sobrero” di Casale a Las Vegas, con borsa di studio, a soli 18 anni. Per una chance del genere, chissà quanti giovani italiani darebbero una gamba. L’idea di Amedeo è finire l’ultimo anno di liceo e iscriversi all’università negli States.

Alla Findley, però, non si scherza. La sveglia è alle 6, prima tappa in sala pesi. Alle 8,40 suona la campanella e tutti in classe. Poi pausa pranzo, dalle 15 alle 18 allenamento in palestra. Lì, del resto, hanno una tradizione. Con coach Peck al timone, dal 2008 al 2011, l’High school del Nevada ha vinto 154 partite e ne ha perse 8. Un ruolino di marcia impressionante. Da Henderson sono passati giocatori Nba come Corey Joseph, Avery Bradley e Tristan Thompson (4° scelta al draft 2011). Le loro effigi campeggiano sulle pareti della palestra, a memento di trascorsi gloriosi. Quest’anno il record è 27-1, ennesima stagione vincente. Amedeo ha fatto il suo, come guardia titolare e miglior tiratore da tre. Tanto che più di un’università gli ha messo gli occhi addosso con offerte di borse di studio. La posta è alta: l’Ncaa (il campionato di basket universitario) è il passepartout per la Nba. Ingaggi milionari, la chance di duellare coi migliori al mondo. Perciò Amedeo ha preso tempo per decidere. Ma le lancette corrono. A contendersi Amedeo, dopo una lunga scrematura, sono rimaste 5 università, tutte di livello: Michigan, Ohio State, Gonzaga, Texas A&M, Arizona.

E’ la scelta decisiva. Ma Amedeo sa che se vuole raggiungere il traguardo, in America non ci sono scorciatoie: “Il mio punto debole sta nelle gambe. Ci lavoro sempre, per velocizzare gli spostamenti laterali e metter massa muscolare”. Quattro anni al college per migliorare il suo gioco. Poi, se avrà dimostrato di essere all’altezza, arriverà la chiamata al draft Nba. Ma al di là dell’Oceano, di sicuro, nessuno lo chiamerà ‘sfigato’.