Il lago di percolato a Cava Ranieri, vicino a Terzigno

La signora Rosa, la signora Anna Rachele e la signora Anna Pina per mesi hanno battuto il territorio di Terzigno (Napoli) palmo a palmo. Sono entrate nei condomini, hanno bussato alle porte degli appartamenti, hanno parlato con le persone malate e con i loro familiari, vincendo resistenze, pudori, dolori e lacrime. E in quaderni a quadretti comprati al discount hanno scritto le storie che hanno ascoltato. Storie da far accapponare da pelle.

Intere famiglie sterminate dal cancro. Morti premature e malattie rare. Marito e moglie colpiti dallo stesso tumore. Leucemie fulminanti. Casi di meloblastoma, sarcoma, cancro alla pelle ed al colon. Una bambina piccolissima alla quale hanno dovuto asportare le ovaie. Una ragazza di 16 anni con un serio problema alla mammella. Un caso, raro, di tumore alla lingua. Un altro, ancora più raro, di tumore al pene. E una strana e sospetta statistica: un numero impressionante di malattie tumorali, circa l’80 per cento delle 120 registrate dalle signore, concentrate in via Guastaferri, via Carlo Alberto, via Martiri d’Ungheria, via Cavour, via Leonardo da Vinci. Ovvero tra strade e traverse che hanno in comune una sola cosa: sono tutte molto vicine in linea d’aria a Cava Ranieri, un ex sito di stoccaggio rifiuti che il tempo e il degrado hanno trasformato in un laghetto di percolato puzzolente. In un caseggiato si è raggiunto un drammatico en plein: cinque appartamenti, ognuno con il suo caso di cancro. Potrebbe anche essere una coincidenza, ma vallo a spiegare a chi ci abita.

Sono volontarie le signore Rosa, Anna Rachele e Anna Pina. Non cercano pubblicità, non vogliono riconoscimenti, non ci guadagnano un euro. Hanno svolto un lavoro immenso: i circa 120 casi di tumore da loro raccolti nei block notes (ma sarebbero di più, diversi hanno preferito chiudersi in un comprensibile riserbo) sono ora trasfusi in una sfilza di schede, tutte chiuse in un faldone conservato nello studio di due agguerrite legali ambientaliste, Maria Rosaria Esposito e Mariella Stanziano, che con questa documentazione si battono per aggiornare il registro tumori dell’Asl locale e per ottenere uno studio epidemiologico su Terzigno, premessa indispensabile per provare ad avere bonifiche e tutele ambientali.

In ogni scheda, i dati anagrafici dell’ammalato, il congiunto che si assume la delega dell’accesso degli atti dell’Asl, il tetro codice numerico corrispondente al tipo di tumore sofferto: 231.8 è leucemia, 202.2 è linfoma non hodgkin, e via andando. Chi scrive ha visto i nomi e cognomi e i dettagli delle patologie, che omettiamo per ovvie ragioni di privacy. Sono schede studiate per essere trasmesse alle Asl attraverso i medici di base, solo che qualcosa si è inceppato: le Asl non le vogliono, hanno i loro registri, aggiornati però al 2009. E mal funzionanti: qualcosa sfugge sempre, molte malattie sfuggono alle statistiche ‘ufficiali’, secondo i comitati ambientalisti germinati come funghi in un luogo dove il governo Berlusconi voleva aprire la discarica più grande d’Europa, Cava Vitiello, e ci volle una sommossa di popolo per impedirlo.

Sullo sfondo, una guerra silenziosa, che non conquista le prime pagine dei giornali e le aperture dei tg come quella furibonda di un paio di autunni or sono a colpi di molotov e scontri con la polizia per bloccare la maxi discarica nel Parco del Vesuvio. Ma sempre di rifiuti e veleni si tratta. E’ la guerra dei residenti contro un nemico subdolo e sleale, figlio di scellerate politiche ambientali: il cancro. Che si manifesta con numeri e vicende impressionanti nei pressi di Cava Ranieri, l’incubo del luogo. Cava Ranieri era una vecchia cava che nel 2002 fu riattata a sito provvisorio di stoccaggio della spazzatura. Ma siccome in questo paese non c’è nulla di più definitivo del provvisorio, tra emergenze e ritardi la monnezza è rimasta lì, i teloni di protezione si sono strappati e la spazzatura è fermentata, tramutandosi in un liquido fetido, al quale si abbeverano i cani randagi.

“Abbiamo svolto questo lavoro di raccolta dati – spiega l’avvocato Esposito – perché volevamo fornire un supporto documentale alle nostre ragioni contro l’apertura dello sversatoio di Cava Sari, avvenuta nel 2007, e a maggior ragione quando ci ipotizzarono l’apertura anche di Cava Vitiello. Volevamo dimostrare che non si potevano ipotizzare nuove e continue discariche su un territorio che già aveva già dovuto ingoiare veleni di ogni tipo e pagare un prezzo ambientale e umano notevole: qui in passato sono esistiti numerosi sversatoi. Eppoi la storia di Cava Ranieri, dove ci sarebbero due antiche ville romane, seppellite nella spazzatura…”.

A Terzigno intanto Cava Sari è ancora attiva e riceve monnezza trattata. Ci sversano per ora solo i quattro comuni che ci si affacciano: Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase. Tra innumerevoli giochi di prestigio sui numeri della capienza residua, che si riduce e si amplia come il soffietto di una fisarmonica, avrebbe dovuto chiudere nel 2011 e invece è ancora aperta, e forse resterà aperta un altro anno, dipende dalle scelte che faranno l’assessorato regionale all’Ambiente, i sindaci (che nei comunicati implorano la chiusura immediata), le amministrazioni degli altri comuni alle falde del Vesuvio. Qui dove i rifiuti continuano a essere una costante della quotidianità della gente. E i tumori, purtroppo, pure.