“Non siamo qui a distribuire caramelle”. Dopo la durezza lo scherno. Così la ministra lacrimale si è fatta vicepreside arcigna, così la Fornero è diventata “la Cattivero”. “La” con l’articolo, perché malgrado la megalomania non abbia limiti, nemmeno lei – per ora – può modificare la lingua italiana, negando ai cronisti l’articolo determinativo femminile.

In qualsiasi paese civile, alla inchiesta firmata da Bernardo Iovene per il Report di Milena Gabanelli (in onda domenica su Raitre) avrebbero fatto seguito corsivi infuocati, richieste di dimissioni e interrogazioni parlamentari. Ma chi tocca “i tecnici” nella stampa italiana trema: silenzio più completo, nemmeno un lancio di agenzia. La ministra che doveva tutelare con rigore compassionevole è diventata la caricatura della signorina Ratched di “Qualcuno volò sul nido del Cuculo”, la caposala che si realizza vessando i propri pazienti. Nei panni di tanti Jack Nicholson incolpevoli, però, ci sono quegli italiani che la riforma contributiva appena varata dal governo Monti manda in rovina. Li hanno simpaticamente battezzati “Esodati”. Sono quelli che dopo la riforma resteranno senza lavoro e senza pensione, imprigionati in un limbo previdenziale anticamera della miseria. “Esodati”, come se biblicamente viaggiassero verso una terra promessa. Sono stati espulsi dal lavoro con accordi sottoscritti al Ministero da sindacati e governo.

Che esistessero si sapeva, e infatti al ministro Fornero erano stati segnalati da un suo predecessore, Cesare Damiano: “Guarda – le aveva detto lui – voteremo la riforma se ti impegni a dare loro copertura”. Macché. I soldi non ci sono. In quei giorni di dicembre la Fornero non aveva sentito ragioni, il governo aveva bocciato tutti gli emendamenti, accettando solo un ordine del giorno non vincolante. Poche settimane fa il Corriere della Sera rivelava (fonti governative) che sono poco meno di 200 mila: per l’Inps sono addirittura 350 mila. Ma domenica, intervistata da Report, la ministra Cattivero ha mostrato la sua faccia spietata: “Siamo stati chiamati a far parte di un governo tecnico perché c’era una lavoro sgradevole da fare. Non perché c’erano da distribuire caramelle”.

Il nodo che alla Fornero sfugge è che quel danno sociale non lo hanno creato lontani governi politici, ma la sua riforma. Per questo che l’ostentazione muscolare è più sgradevole: “Non possiamo permetterci il vecchio metodo delle promesse a go-go. Non possiamo farlo perché perderemmo credibilità”. Poi, di fronte all’incredulo Iovene, che le chiedeva come pensa di risolvere il problema (si è impegnata a farlo entro l’estate) ha aggiunto: “Daremo un sussidio”. L’inviato ha ribattuto: “Loro vorrebbero la pensione!” (ne avevamo maturato il diritto e avevano accettato di esodare a quella condizione). Ma la Fornero: “Possiamo dire una cosa? La pensione di quelle persone, sarà sgradevole dirsi, non è tutta pagata dai contributi”. Davvero viene da chiedere come possa essere passato per la testa, a Pier Luigi Bersani (sia pure mettendo di mezzo la sua simpaticissima figlia) di paragonare l’angelica solarità di una donna intelligente come Belén Rodriguez, alla maschera arcigna e presuntuosa della ministra.

Della sua mutazione genetica ha scritto su Repubblica, Francesco Merlo: “Quelle lacrime non furono, come pensammo in tanti, sentimento del sacrificio, ma emozione del debutto, e quindi turbamento da strategia comunicativa”. Concludendo che le rughe che prima erano bellezza, adesso si sono fatte reticolo di ambizione: “Ora sappiamo che quel pianto era inadeguatezza, la faccia di chi purtroppo rischia di perdere la faccia”. Non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non che uguale intransigenza la Fornero l’ha esibita sull’articolo 18, che prima annunciò di considerare totem da abbattere, salvo poi – con un voltafaccia da politico, ma di quarta classe – accusare l’ottimo collega del Corriere, Enrico Marro, di averle teso una trappola. Un mese dopo cambiava idea: Elsa era tornata di nuovo “la Cattivero”, al punto da presentare un articolato scomposto che un preside della Bocconi considera “a rischio di incostituzionalità”. Per motivi sconosciuti (ma forse intuibili) se si viene licenziati per motivi economici e anche se il giudice appura che non è vero, non si viene reintegrati al lavoro. Una bella riforma. Ora la Fornero gioca alla Cattivero si dimentica di quando millantava “paccate di miliardi” e parla di caramelle per uomini e donne in mezzo a una strada. Proprio lei, non eletta da nessuno, e titolare di una possibile pensione retributiva. Ha ragione Milena Gabanelli a chiederle di rinunciare. Almeno a quella.