A Parigi è l’uomo del momento. Non diventerà Presidente della Repubblica. Ma in una campagna elettorale fondamentalmente noiosa come quella attuale, è la rivelazione degli ultimi tempi: la novità. Si chiama Jean-Luc Mélenchon ed è il candidato dell’estrema sinistra. In maniera quasi impercettibile, ma con una strategia precisa in testa, questo signore di 60 anni, la cravatta sempre al collo, un look perenne da veterocomunista (ma assicura di non aver mai votato il Pc), buon oratore, aggressivo quanto basta (soprattutto con i giornalisti), è riuscito a riunire intorno a sé un’eterogenea tribù composta di vecchi nostalgici, giovani indignati, perfino qualche esponente della classe alta dalle evidenti smanie rivoluzionarie.

Risultato: alla fine di marzo ha superato la soglia del 10% dei consensi nei sondaggi relativi al primo turno delle presidenziali, che si terrà fra poco più di un mese. Ancora oggi varia fra il 9 e l’11%. E potrebbe scalzare Marine Le Pen, la zarina dell’estrema destra, e piazzarsi subito dietro al socialista François Hollande e a Nicolas Sarkozy, che, secondo le inchieste attuali, dovrebbero passare al secondo turno, in questa successione. Chi lo critica lo definisce proprio “il Le Pen della sinistra”, per il suo supposto populismo e i toni accesi nei dibattiti. Come quando, lo scorso 6 marzo, in diretta tv ha detto a Marine Le Pen : “Quando parlo, tu stai zitta, ok ? “.

Questa domenica Mélenchon ha indetto a Parigi una “marcia civica”, che si snoderà dalla place de la Nation fino alla Bastiglia, proprio il giorno dell’anniversario dell’inizio della Comune di Parigi, nel 1871, quando il popolo si sollevò contro l’ingiustizia. Anche lui, nel 2012, è favorevole all’insurrezione civica e per “una VI repubblica (ndr, dopo la V, quella attuale) sociale, laica ed ecologista”. I suoi cavalli di battaglia sono la lotta all’evasione fiscale e la battaglia per tasse più giuste. Come dire: fortissime a carico dei più ricchi. E poiché il suo discorso sembra funzionare, Hollande e Sarkozy, negli ultimi tempi, si stanno accodando. Il primo ha da poco annunciato che, se eletto, introdurrà un’aliquota pari al 75% per il ceto più abbiente del Paese.

Quanto a Sarkozy, che arranca a distanza nei sondaggi dietro al candidato socialista, ha inziato a prendersela con gli “esiliati fiscali”, espressione coniata da Mélenchon. Sì, quei francesi che grazie alla residenza in Svizzera, in Belgio o anche più lontano, sfuggono alle grinfie del fisco del loro Paese. “Sono contento: vedo che il mio vocabolario comincia a essere utilizzato dagli altri – ha commentato Mélénchon -, ma Sarkozy e Hollande hanno improvvisato le misure che propongono. E poi gli elettori troveranno in me il candidato più qualificato per applicarle”.

Personaggio originale il nostro. Nato a Tangeri, in Marocco, origini modeste, i genitori si separarono quando lui era ancora bambino. Rimase con la madre, insegnante elementare. Arrivò in Francia nel 1962 ed è uno di quelli che ha fatto il ’68. Il dramma cecoslovacco lo vaccinò contro ogni tentazione ad affiliarsi al Partito comunista. Diventò, invece, socialista, ma di quelli puri e duri, ben presto nell’ala di sinistra del partito, ma con un’ammirazione costante per François Mitterrand, che resiste ancora oggi (la foto dello statista campeggia sulla sua scrivania). Ha lasciato il Ps nel 2008, criticandone la deriva liberista, e ha fondato il Front de gauche, che ha preso sempre più importanza. Ora è candidato alle presidenziali per la sua formazione e per i comunisti. Se Hollande, in visita alla City londinese, ha voluto rassicurare gli operatori finanziari, affermando : “I’m not dangerous”, lui, invece , a distanza ha precisato : “I’m dangerous e svuoterò tutte le vostre tasche”. Sì, a suon di imposte. Mélenchon è anche capace di posizioni controcorrente, al limite dell’imbarazzante. Come quando si ostina a difendere in tutto e per tutto la Cina. Ritenendo che il Tibet non sia oppresso e non debba diventare indipendente.

Lo abbiamo detto: di sicuro Mélenchon non vincerà le elezioni. Ma il suo recente successo a chi servirà? C’è chi inizia a pensare che possa beneficiare indirettamente l’attuale Presidente, perché accentua le divisioni all’interno della sinistra. Pochi giorni fa Sarkozy lo ha addiirttura elogiato : « Lui, almeno dice quello che pensa ». Ma Mélenchon non sembra disponibile al suo giochino. Durante uno degli ultimi comizi, mentre i suoi militanti fischiavano una volta prounciato il nome di Hollande, Mélenchon ha fatto una pausa. E poi ha detto : «Attenzione, lui è il nostro concorrente : non il nostro avversario ». E’ molto probabile che al secondo turno Mélenchon chiederà di votare per Hollande. Anche se non è pericoloso come lui.