La Waterloo della Tessera del Tifoso è arrivata, almeno pare. Ieri su Facebook, l’ex Ministro Maroni scrive: “Hanno vinto le tifoserie ultras e violente”. Oggi in prima pagina titola Il Tempo, nell’edizione nazionale: “Tessera del Tifoso, Lega nel pallone”. Apertura anche su SkyTg24 e della Gazzetta.it: “La tessera del tifoso cambia, si evolve in fidelity card”. E così via.

Mamma mia! E che sarà mai successo di così sconvolgente e apocalittico? Per capirci qualcosa, mi precipito sul sito dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, dal 2009 depositario del programma varato con una semplice circolare (ferragostana) del Ministro dell’Interno. La notizia è un virgolettato di ieri del Capo della Polizia: “La tessera del tifoso manterrà inalterate le sue caratteristiche fondamentali già evidenziatesi negli ultimi due campionati, a cominciare dalla necessità del suo possesso per le trasferte e gli abbonamenti, sia per questo che per il prossimo campionato di calcio – afferma il Prefetto Antonio Manganelli, che chiude così il suo pensiero – il fatto che la tessera del tifoso tenda ad accentuare la sua caratteristica di fidelizzazione del tifoso con la squadra del cuore non è una novità, bensì la logica evoluzione di uno strumento che ha da sempre come propria caratteristica quella di voler rafforzare il rapporto tra i tifosi ed il club di appartenenza”.

Come, come? Ho capito bene? Praticamente Manganelli dichiara che la sostanza e l’essenza della tessera del tifoso restano invariate, inalterate, conditio sine qua non per acquisto di abbonamenti e biglietti in trasferte. Da cui, serenamente, ne deduco che resta immutato anche il nodo gordiano della famigerata black list e dell’applicazione dell’art.9 della Legge Amato 41/97, da più parti ritenuto ai limiti della costituzionalità (motivo per cui la tessera del tifoso non è supportata da un disegno di legge, verosimilmente respinto in un ipotetico vaglio della Commissione Affari Costituzionali).

E allora? Perché il de profundis recitato da Maroni? Perché la notizia ripresa dai media? L’arte del trasformismo insegna che in Italia si può cambiare tutto per non cambiare nulla. In sintesi, è l’operazione di contro informazione, a mio avviso in atto. Cambiare tutto, per non cambiare niente. Perché al di là delle (evviva!) modifiche accessorie per la semplificazione dei meccanismi di accessibilità negli stadi, al di là delle (evviva, bis!) revisioni sulle finalità commerciali respinte da Consiglio di Stato e sotto la lente dell’Antitrust e al di là (evviva, ter!) revisioni sul trattamento di dati sensibili e privacy rigettate dal Garante, restano immutati i dubbi di sempre. Esempio:

  1. E’ legale che un tifoso (cittadino!) fermato per un anno dal Daspo scontato nel lontano 1991 e che oggi fa l’avvocato ed è un buon padre di famiglia, non possa abbonarsi alla sua squadra del cuore e nemmeno seguirla in trasferta per l’invariabilità dell’ontologia della tessera del tifoso, domani fidelity card?
  2. E’ legale che un tifoso (cittadino!), condannato per reato da stadio in primo grado, ma poi assolto in Appello perché ritenuto estraneo ai fatti, con sentenza confermata anche in Cassazione, debba restare vita natural durante lontano dai privilegi della tessera, domani fidelity?

Mi fermo qui, perché potrei continuare all’infinito, fino alla noia, visto che da diversi anni le domande sulla costituzionalità dello strumento da stadio, sono sempre le stesse. Trite e ritrite.

Ecco il punto: prima o poi qualcuno, sia il Parlamento o un’aula di tribunale, dovrà pronunciarsi, in modo plausibile ed inequivocabile. Per questo ci vado cauto e prima di festeggiare con l’applauso l’avvento della nuova fidelity Card, sanatoria-salvacondotto degli errori pregressi della Tessera del Tifoso, ci penso non dieci, ma mille volte.

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