È una città smarrita quella che da stamani saluta Lucio Dalla. 1500 persone ogni ora, la stima. E chissà per quanto tempo ancora. La piazza Maggiore, o piazza Grande, è tutta per Lucio. Le migliaia di persone e due amplificatori che trasmettono a ritmo continuato le sue canzoni. Poi, a sorpresa, nella notte, l’omaggio alla salma di Lucio da parte di Jovanotti e Renato Zero arrivati alla camera ardente insieme a Ron.

“Oggi il ricordo non lo fanno i singoli perché è una manifestazione d’affetto impressionante. C’e’ tutta via D’Azeglio piena e un flusso che è pari dieci volte quello che noi vediamo”. Queste le parole che l’ex premier Romano Prodi nel cortile d’onore di Palazzo D’Accursio dove ha portato il suo saluto , accompagnato dalla moglie Flavia, al feretro di Lucio Dalla, sistemato nella camera ardente allestita dal Comune. “Queste cose accadono non quando c’è solo ammirazione, ma quando c’è un grande affetto”, ha aggiunto Prodi ricordando che con Dalla “ci incontravamo sempre qui, in piazza Maggiore”.

Prodi, poi Gianni Morandi: “Questo è stato uno scherzo, lui ne faceva tanti di scherzi, ma questo era veramente inaspettato, ci ha fatto un brutto scherzo. Stiamo vivendo delle giornate molto tristi, non solo noi che amiamo la musica e amiamo Lucio, mi sembra tutta la città di Bologna e tutta Italia”.

“C’e’ un’ondata di affetto meraviglioso per un uomo che ci ha lasciato tante cose belle, tante canzoni, tante suggestioni e tante emozioni” ha continuato Gianni Morandi. A chi gli domandava se gli artisti bolognesi organizzeranno un concerto tributo in piazza Maggiore come suggerito dall’assessore comunale alla Cultura Alberto Ronchi, Morandi ha risposto che “penso che siano tutte cose che si potranno fare, ma noi in questo momento non siamo contenti, non riusciamo a pensare a quello che faremo: sono venuto qui a salutare un amico che non c’e’ più”. Morandi con Dalla ha condiviso non solo una lunga e profonda amicizia, ma anche un album e tanti eventi musicali, tra cui l’ultimo Festival di Sanremo.

“Sono tante le persone che da lui hanno avuto un contatto anche solo di qualche minuto, ma con un’intensità che secondo me altri non sono capaci di dare. Tante telefonate anche al di là del lavoro. Deve essere ricordato per tutto quello che lascia in termini di musica e parole, ma soprattutto per la sua umanità”.

“E’ una giornata incredibilmente toccante”, ha detto il patron della Virtus Claudio Sabatini commentando la sterminata folla che sta affluendo nel cortile d’onore di Palazzo d’Accursio. “Domani – ha spiegato il patron della squadra di basket di cui Dalla era un appassionato tifoso – “osserveremo un minuto di silenzio in ricordo di Lucio e sarà diffusa la canzone ‘Caruso'”, prima di inizare il match di pallacanestro che vedra’ contrapposte la Virtus e il Varese. All’Unipol Arena di Bologna esporremo anche una foto storica che ritrae Lucio accanto al giocatore di basket Augusto Binelli (due metri e undici, ndr).

Intanto e’ continuo il flusso di persone che sta sfilando davanti al feretro dove e’ stata sistemata anche una corona di fiori inviata da Milly Carlucci e dal marito Angelo. Tra coloro che sono giunti a portare un saluto al feretro ci sono anche l’attore e giornalista Giorgio Comaschi, il consigliere regionale del Pd Maurizio Cevenini, la direttrice artistica di Artefiera Silvia Evangelisti, l’impresario Bibi Ballandi, il vicedirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, Milena Gabanelli e Corrado Augias. Hanno portato un ultimo saluto, inoltre, il rettore dell’Universita’ di Bologna Ivano Dionigi, l’attice Isabella Ferrari e il presidente della fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco, Pierferdinando Casini, il ministro Gnudi, Luca Cordero di Montezemolo, Pierdavide Carone, Andrea Mingardi, Renato Villalta, Claudio Sabatini e l’intera squadra di basket della Virtus con in testa coach Finelli. Di primo mattino, senza farsi vedere dalla folla, Bobo Craxi. Ma soprattutto i bolognesi: quelli che consideravano Lucio una persona Cara solo perché aveva scritto loro le canzoni dell’infanzia, della giovinezza, della vecchiaia. Dell’amore.

Incessante la processione delle migliaia di persone che da stamattina alle 9.30 si stanno mettendo in fila per portare un ultimo saluto al feretro. La camera ardente rimarrà aperta tutto il giorno, anche dopo mezzanotte se sarà necessario per consentire a tutti l’accesso.

E’ ormai da giorni che va più lenta, Bologna. Si fa il segno della croce, posa una rosa rossa sullo scalino di via D’Azeglio, si ferma ad aspettare che sbuchi da dietro l’angolo, dal bar, dal negozio di saponi, dall’antiquario. Invece questa volta non lo vedranno arrivare perché Lucio Dalla non c’è più. Biglietti, tanti, rose, fiori. Cartelli in ogni negozio, “ciao Lucio, ci mancherai”. Poi quell’applauso, verso le sei e mezzo del pomeriggio di ieri, quando arriva il feretro, accompagnato da Marco Alemanno, il suo compagno, e a seguire Ron. I due amori di un’intera vita.

E in quell’applauso c’è il carattere di Bologna, schiva, quando è il momento di esserlo. Taciturna. Mai approfittatrice. Lenta, come lo è oggi, ma che quando è necessario correre lo fa. Leale sempre. Un’amica, insomma. Quella stessa città che in poche ore ha organizzato il funerale di Lucio. In una frenetica riunione in consiglio comunale, dove sono uscite fuori le proposte più strampalate, è stato deciso che da stamani verrà aperrta la camera ardente nel cortile di palazzo d’Accursio. Domani, alle 14.30, nella basilica di San Petronio, in via del tutto eccezionale (l’ultima funzione fu 15 anni fa per la morte di don Giuseppe Dossetti e prima ancora nell’agosto del 1980 per le vittime della strage alla stazione) verrà celebrato il funerale. Come eccezionale è stata la scelta del funerale di domenica, il giorno in cui Dalla avrebbe compiuto 69 anni: anche in questo caso la Curia, senza formalmente apparire, ha fatto uno strappo alla regola. Uno strappo che la Cei, la conferenza episcopale, ha preferito non fare, visto che ha già avvertito che “i funerali non son o uno spettacolo”, con un riferimento esplicito ai funerali del cantautore e più sommerso come risposta ai maxi schermi che il Comune ha già fatto allestire in piazza Maggiore. “Le esequie cristiane non sono uno spettacolo, anche se utilizzano la ricchezza e la pluralità di codici della liturgia”, ha detto monsignor Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. In una società in cui la morte è “rimossa dall’orizzonte della vita quotidiana”, o al massimo intesa come “un evento che si affronta in solitudine”, un “fatto privato per le persone comuni o ‘pubblico’ per le celebrita’”, per il sottosegretario della Cei e’ urgente riscoprire il “carattere di mistero” e il “carattere collettivo” di questo evento, che in una prospettiva cristiana “riguarda il defunto, la sua famiglia, ma anche tutto il genere umano”. E ciò anche “di fronte alla spettacolarizzazione della morte”, che a volte, invece, “si consuma sotto i riflettori”: sempre, infatti, “il rito funebre – ha concluso Pompili – ha la funzione di far riscoprire la morte come “cammino collettivo e comune”.

Il Bologna calcio, invece, la squadra di Lucio, quella per cui la domenica soffriva e si mangiava le unghie, ha deciso di posticipare la partita in casa con il Novara di domani.

Il sindaco, insieme al compagno di Lucio, Marco, ha deciso anche che la camera ardente resterà aperta per tutta la giornata di oggi, fino a quando ci saranno persone che vorranno entrare nel cortile di palazzo d’Accursio.

Tante, probabilmente. Perché se Dalla aveva nel cuore Bologna, Bologna lo amava come il suo figlio più illustre, l’uomo che con la penna e la musica aveva portato un pezzo di storia della città in tutto il mondo.

Un amore ricambiato che non si sono mai nascosti. “Non mi piacciono questi politici, non li conosco proprio, non saprei chi votare”, ha detto poco prima delle elezioni un anno fa al Fatto Quotidiano. “Sicuramente la città ha bisogno di ritornare a essere quella in cui sono cresciuto, la Bologna del dopoguerra, quella in cui sono cresciuto io a calci nel sedere e qualche tozzo di pane, quella degli anni del twist e, poi, degli anni Sessanta”.

La città per cui Dalla stava mettendo in piedi una Fondazione, sullo stile di quella fatta da Bocelli. Che avrebbe lavorato accanto all’università perché “il Dams – parole di Lucio – dovrebbe tornare a essere quello che fu” e mettere a disposizione la sua casa museo, quella di via D’Azeglio. Un museo colorato da quattrocento quadri, da Klimt a Modigliani, dai macchiaioli a Andy Wharol, che in realtà era già aperto per chi lo volesse visitare quando Lucio era in vita. Oggi non sappiamo che fine farà tutto quel patrimonio visto che il testamento di Lucio sarebbe stato quella Fondazione che avrebbe messo in mano agli amici più cari – ne aveva parlato a Sanremo anche con Patti Smith – e soiprattutto al suo compagno, Marco Alemanno, la persona che meglio conosceva Lucio, che gli è stato accanto nei momenti felici e quelli più drammatici. Fino a ieri sera quando ha guidato fino alla casa che dividevano.