C’è un capitolo totalmente assente dalle manovre e dai provvedimenti di Monti. Su scuola, università, saperi e cultura non c’è nulla. È il governo dei professori, ma non sembra.
Non c’è nulla perché il ministro Profumo ha dichiarato che la riforma Gelmini non si tocca. In perfetta continuità, del resto, con quanto sostenuto da Mario Monti un anno fa, quando dalle colonne del Corriere della Sera sentenziava:

“Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”

Marchionne e Gelmini. Due importanti riforme, diceva Monti.
La riforma Gelmini alla fine si è risolta in un taglio plurimiliardario di fondi per la scuola: una devastazione. L’attuale ministro ha annunciato in pompa magna l’assunzione di migliaia di precari, autentico dramma della scuola italiana: non se ne sa più nulla.

Se la scuola piange, la cultura sta peggio. La cultura vale il 2,6% del Pil e dà lavoro a un milione e mezzo di persone. Il contrario del Tremonti pensiero, secondo cui “con la cultura non si mangia”. Semmai non si mangia più dopo i tagli di Tremonti: 1 miliardo di euro in meno in due anni. Senza contare i pesantissimi tagli a comuni e province che hanno dovuto in sostanza azzerare le loro spese anche sul settore cultura (oltre che sul sociale).

Scuola, università, saperi e cultura non sono un costo, ma un investimento sulla crescita e la democrazia. Sono l’unica filiera che può ridare competitività nella globalizzazione all’Italia.
Il diritto al sapere è il diritto che determina il futuro di ogni cittadino e dell’intera società, della sua democrazia, dei suoi caratteri di uguaglianza, dei suoi processi di trasformazione ed emancipazione, del suo sviluppo. La società dell’ignoranza, viceversa, conferisce basi stabili e durature alla società senza democrazia, ad una società di sudditi “telecomandati” e non di cittadini; ad una società del privilegio, dell’arretratezza, della disuguaglianza.
Diceva Piero Calamandrei cinquant’anni orsono: “Non si ha vera democrazia là dove l’accesso all’istruzione non è garantito in misura pari a tutti”. E’ il principio da cui ripartire oggi.

Berlusconi e la Gelmini hanno costruito i presupposti per la società dell’ignoranza. Monti e Profumo sono convinti che si debba continuare così.

A quella Gelmini, Monti aggiunge la “riforma” Marchionne. Qual è la posta in gioco lanciata da Marchionne? Ridurre il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori per essere competitivi. Questa idea, evidentemente condivisa da Monti, è ingiusta, ma non basta dire questo. Dobbiamo dimostrare che è sbagliata, che non funziona dal punto di vista economico.
Ad esempio bisogna spiegare che il costo del lavoro nella produzione auto vale appena il 3,5%. Il gruppo Volkswagen ha deciso di rispondere alla crisi con investimenti in ricerca per produrre nuovi modelli. Una strategia di espansione nel mezzo della peggiore crisi economica mondiale dal ’29. Così nel 2010 ha assunto 50 mila lavoratori, moltissimi dei quali ingegneri.

In questi giorni l’Audi, casa automobilistica del gruppo tedesco, ha deciso che investirà 13 miliardi di euro per lo sviluppo di nuovi modelli e ricerca tecnologica. Il più grande piano d’investimenti realizzato nella storia della società, che sarà accompagnato da 1.200 assunzioni a tempo indeterminato e da stabilizzazioni per i giovani tirocinanti e studenti che attualmente lavorano presso il Gruppo Volkswagen.
Esattamente il contrario di ciò che ha fatto la Fiat di Marchionne. La Fiat vende meno, la Volkswagen cresce malgrado la crisi. La Germania cresce, l’Italia è in recessione.

Fare innovazione grazie a saperi all’avanguardia è l’unica risposta credibile nell’occidente avanzato per reggere la concorrenza internazionale nella logica del capitale. Se non si produrranno delle cose migliori i padroni delocalizzeranno tutto, perché non fanno beneficienza. L’Europa e gli Usa non potranno mai essere competitivi sul costo dei prodotti rispetto ai paesi dell’Est, possono esserlo invece sulla qualità. E per farlo devono investire sui saperi. L’ignoranza produce recessione e comprime la democrazia. Bisogna, invece, reinventare il modello di società, che deve diventare una società dei saperi, della cultura, della formazione. Il contrario di ciò che si sta facendo. La cultura per la crescita e la democrazia.

Ha ragione Guido Rossi, che sul Sole 24 ore ha definito il diritto alla cultura la nuova lotta di classe. Monti sta facendo lotta di classe anche su questo terreno, ma dal punto di vista dei padroni, non dei giovani e dei lavoratori.