Cara compagna Carla Cantone,

Scrivo a te perché sei una dirigente della Cgil col senso dell’umorismo.

Continuo a scrivere lettere alla Cgil ma nessuno mi prende in considerazione. Allora mi rivolgo a te sperando che magari mi capisci e poi traduci agli altri compagni. Io condivido tutto quel che dice la Cgil fin da bambino, che i miei mi han cresciuto comunista. C’è però una cosa che la Cgil non dice e non capisco proprio il perché.

Abbiamo un grosso problema di disoccupazione.
Abbiamo milioni di tetti, pareti e finestre non isolati termicamente, e milioni di impianti di riscaldamento non efficienti; questo fatto ci costa almeno 100 miliardi di euro l’anno in riscaldamento che se ne va e quindi è sprecato. E si tratta di una stima per difetto: il professor Fauri e i fratelli Savorana hanno realizzato uno studio nel quale si valuta in 40 miliardi di euro lo spreco energetico del solo Stato italiano.

Isolando gli immobili si otterrebbe un risparmio tale che potrebbe ripagare l’investimento e contemporaneamente abbassare il costo del riscaldamento. Diciamo che si otterrebbe facilmente un taglio del 50% dei costi. Metà del risparmio potrebbe andare a ripagare, nel giro di una decina di anni, l’investimento e l’altra metà potrebbe essere risparmio immediato per le famiglie (o lo Stato o le imprese).

Perché non si fa?
Disinformazione.
Paura di essere truffati.
Le banche difficilmente fanno mutui per migliorie energetiche.
Se lo Stato e i sindacati si mettessero a dare informazioni sui vantaggi di un simile intervento ed esistesse una certificazione vera di aziende e tecnologie, con contratti standard sotto il controllo di un’authority, e lo Stato fornisse garanzie alle banche su eventuali insolvenze, otterremmo centinaia di migliaia di posti di lavoro. E l’aumento del gettito Iva da solo coprirebbe facilmente eventuali insoluti bancari.

Ma avrei anche un’altra proposta.
I salari tedeschi sono grossomodo il doppio di quelli italiani ma il sindacato tedesco non si è accontentato. Ha deciso di imitare la Cgil degli anni ’50: ha creato un sistema di consociazione degli acquisti che permette agli operai della Volkswagen di aumentare il potere di acquisto del loro denaro del 30% almeno. Hanno convenzioni praticamente su tutto, dal conto bancario all’assicurazione, dagli acquisti di cibo ed elettrodomestici alle vacanze. La Cgil e il movimento cooperativo hanno sperimentato l’efficacia di questo sistema per decenni, poi se ne sono dimenticati.

Ultima questione: perché il sindacato non interviene nelle scelte strategiche delle aziende?
In questo momento Volkswagen sta offrendo ai cittadini tedeschi di autoprodurre energia elettrica con impianti di riscaldamento duale. Cioè, usano il motore di un’auto alimentata a gas per produrre elettricità e ottengono contemporaneamente calore per la loro abitazione.
Volkswagen ha creato una sua compagnia elettrica che sta partendo con i primi 100 mila impianti.

Di fronte alla crisi dell’auto, Volkswagen ha diversificato aprendo così un mercato potenziale per milioni di motori trasformati in caldaie duali. La cosa assurda è che quest’idea è la copia del Totem che Fiat brevettò agli inizi degli anni ’80. Poi il brevetto, basato sul motore di un’utilitaria, venne addirittura venduto. Ma erano troppo impegnati a spiare gli operai sindacalizzati per rendersi conto del tesoro che avevano in mano.

Io credo che la Cgil farebbe il bene degli operai e anche quello delle aziende, se decidesse di mobilitare l’intelligenza dei lavoratori per incidere sulle strategie aziendali. Trovo sbagliato che su questo la Cgil mostri scarso interesse. Ho fatto un’inchiesta sull’efficienza energetica della Fiat. Mi sembrava interessante capire se la Fiat aveva fatto il massimo per ottimizzare i sistemi produttivi prima di strizzare gli operai oppure sprecava milioni di euro. Ho così telefonato alla Cgil di Mirafiori e ho parlato con diversi sindacalisti scoprendo con stupore che non  sapevano niente dell’efficienza energetica della Fiat.

A furia di insistere, alla fine ho trovato un operaio che conosceva un altro militante sindacale che aveva fatto una ricerca su questo argomento. Gli ho telefonato e mi ha risposto che non era lui ad aver fatto la ricerca ma che sapeva chi l’aveva fatta. Arrivo finalmente a parlare con questo compagno che mi dà tutte le informazioni sui consumi energetici e mi fornisce documentazione sul fatto che la Fiat non ha installato sui tetti dei suoi immensi capannoni nemmeno un impianto fotovoltaico. Solo la Ferrari è coperta di pannelli solari… Marchionne ha rinunciato tagliare i costi energetici, buttando al cesso centinaia di milioni di euro, per potersi dedicare anima e corpo a vessare i lavoratori.

Mi sembra un concetto forte da buttare sul tavolo delle trattative. Volkswagen ha i tetti coperti di pannelli e pure pale eoliche gigantesche. Sospetto che se si analizzasse il sistema Fiat si scoprirebbe che questi sono pessimi capitalisti. E magari si arriva a convincere gli azionisti che Marchionne va licenziato.

Cara Carla, che ne dici?

Ps: questo testo fa parte di una serie di articoli dedicati alla Fiat:
Caro Marchionne, ecco 100 milioni di euro…
Caro Marchionne, dai più potere agli operai
Fiat può aumentare gli stipendi a costo zero
Caro Epifani (lettera alla Cgil)