Quest’estate c’è stata una giornata di caldo torrido in Germania e l’amministratore delegato di Volkswagen, Wolfgang Rasper, ha fatto arrivare un camioncino che ha distribuito gelati agli operai, all’uscita dallo stabilimento. Rasper ha spiegato questo gesto dicendo: “Vogliamo fermamente ottenere che le persone migliori lavorino qui. E vogliamo rendere il loro lavoro e la loro vita più piacevole. In questo modo li ricambiamo del duro lavoro che svolgono.”

Caro Marchionne, non mi ti immagino a preoccuparti perché i tuoi operai sono accaldati… E lasciami dire che è un errore. A volte un gesto premuroso costa poco e ha grandi effetti. Ma non è solo una questione di forma, gli operai tedeschi ricevono uno stipendio parecchio più alto di quelli italiani: un semplice addetto alla catena di montaggio (Volkswagen) porta a casa uno stipendio base di 2.756 euro lordi, pari a 19 euro all’ora sulla base di una settimana di 33 ore. Gli straordinari notturni comportano una maggiorazione del 45% mentre quelli pomeridiani del 30%. Un addetto alla manutenzione dei macchinari, anche qui remunerazione base, guadagna 3.300-3.500 euro al mese. Ma lo stipendio più alto non è l’unico vantaggio per i lavoratori tedeschi.

Ora tu risponderai che i tedeschi si possono permettere stipendi alti e benefit collaterali perché danno un rendimento maggiore, non si ammalano tutti assieme il giorno dopo la partita e non piantano grane a ogni pié sospinto. Ma io mi chiedo se nasca prima l’uovo o la gallina. Centinaia di testi sulla gestione del personale ci raccontano che è proprio l’azienda che deve dare inizio a un modo di trattare i dipendenti che generi senso di appartenenza e di responsabilità.

Ma tu dirai magari: va bene, ma adesso non ci sono i soldi, prima lavorare bene e poi distribuiremo gli utili. Se io fossi stato al posto dei sindacati al tavolo delle trattative ti avrei fatto la seguente proposta: se non potete darci più soldi, dateceli in modo diverso! Si potrebbe infatti studiare insieme ai lavoratori un sistema di benefit capace di aumentare il potere d’acquisto dei salari Fiat. Ad esempio, offrendo ai dipendenti la possibilità di abbonarsi a una spesa settimanale di prodotti di base. Uno scatolone con dentro cibi, bevande e prodotti per l’igiene da ritirare all’uscita della fabbrica. Programmando in anticipo una spesa fissa collettiva, si potrebbero ottenere risparmi intorno al 20%. E si potrebbe acquistare direttamente da aziende biologiche: cibi migliori a prezzi inferiori e filiera corta. E si sa che chi mangia bene lavora anche più volentieri.

Una simile operazione potrebbe essere gestita a costo zero per l’azienda offrendo la possibilità di risparmiare in un anno il corrispettivo di uno stipendio. Non è una cifra che mi sono inventato: si basa sui dati forniti dai Bilanci di Giustizia, un gruppo cattolico padovano che da anni analizza i bilanci di centinaia di famiglie di operai e impiegati che hanno costituito un gruppo d’acquisto. Ma è evidente che il risparmio sarebbe più cospicuo se coinvolgesse direttamente l’apparato Fiat con migliaia di famiglie che praticano la spesa collettiva.

Ma Fiat potrebbe anche organizzare una banca del tempo interna. Ci sono molte esperienze in Italia e all’estero. Sostanzialmente, usando appositi “assegni” e un’unità “monetaria” che vale un’ora di lavoro, si scambiano in modo circolare servizi: Antonio fa una torta per Anna che ritinteggia una stanza a casa di Luca, che ripara il wc di Alberto, che insegna a usare il computer a Michele che dà ripetizioni di matematica al figlio di Antonio, così la serie di scambi circolari in ore di lavoro si chiude. A questo servizio si potrebbe anche aggiungere uno spazio per barattare o vendere oggetti usati. E anche una carta sconti che permetta di acquistare a prezzi calmierati elettrodomestici, elettronica, vestiti, libri, spettacoli, contratti di fornitura di gas, telefonia e elettricità, viaggi, assicurazioni e tutto il resto… E anche organizzare un servizio bancario a condizioni particolari potrebbe essere semplice, visto che la banca San Paolo è di famiglia…

Se mettiamo insieme tutti i risparmi che si otterrebbero in questo modo potremmo arrivare a due stipendi all’anno, senza sborsare un solo euro. Non lo trovi vantaggioso?