È un presenzialista. Uno che ci tiene ad avere “l’onore di rappresentare una parte del Paese in Parlamento”, ma quando c’è di mezzo la famiglia, Luigi Lusi, classe 1961, tesoriere della Margherita e senatore al secondo mandato, non è secondo a nessuno. L’occhio di riguardo è per gli interessi della moglie, dei fratelli, dei parenti tutti. E anche gli elettori del fratello Nino, sindaco di Capistrello, nonché i suoi concittadini a Genzano, in provincia di Roma.

Di sicuro, a Lusi non manca la liquidità, come dimostrerebbe la recente acquisizione di una casa a Roma, in via Monserrato 24, così come altri bonifici che sarebbero piovuti con generosità sui conti dello studio legale Lusi & Partners (sedi a Genzano, in Abruzzo e a Toronto) e delle altre società, italiane e canadesi, della famiglia Lusi-Petricone. Ma anche in Parlamento non scherza. Ecco il “regalo” fatto alla dottoressa Gianna Petricone, chiropratica di fama, nonché moglie italo-canadese del senatore: è l’emendamento alla Finanziaria 2008, comma 355 dell’articolo 2, con cui Lusi avrebbe ottenuto che il Ssn spalancasse le porte alla figura del “dottore in chiropratica”.

Ma Lusi è anche uno specialista della cosiddetta “legge mancia”, quella con cui le Camere finanziano gli interventi sui collegi dei parlamentari. Il 2010 per Lusi è stato l’anno del record: eletto in Liguria, ha fatto avere 400 mila euro alle suore della Sacra famiglia di Sanremo per costruire una palestra presso l’istituto Padre Semeria; residente a Genzano, ha fatto avere una nuova ammiraglia da 41 mila euro ai carabinieri, mentre il comune ha potuto rinnovare l’illuminazione pubblica (85 mila euro), costruire il parcheggio della biblioteca (95 mila) e installare pensiline nelle zone rurali (30 mila). Ancora meglio è andata a Capistrello (provincia de L’Aquila) di cui la famiglia Lusi è originaria e di cui il fratello del senatore, Nino, è sindaco Pd: 275 mila euro per le scuole, 80 mila per la strada in frazione Pescocanale, 50 mila per il tetto della parrocchia, 156 mila per la rete idrica… un pozzo quasi senza fondo.

Il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2012