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Giustizia & impunità | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 28 gennaio 2012

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Da Milano l’appello alla Severino
“La prescrizione è un agente patogeno”

Il procuratore della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario parla di "strategia dilatoria della difesa". E intanto gli avvocati protestano

La prescrizione è un “agente patogeno”, che “incentiva strategie dilatorie della difesa” e “implementa oltre ogni misura il numero delle impugnazioni in vista dell’esito estintivo”. A dirlo è il procuratore della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo il magistrato, “l’attuale disciplina non è sostenibile nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale ‘usque ad infinitum’, proporzionandone il grado di ineffettività e disincentivandone, mediante una sorta di premialità di fatto, i percorsi alternativi“. Anche se non viene mai nominato, è chiaro il riferimento al processo Mills: proprio ieri i legali di Silvio Berlusconi hanno presentato l’istanza di ricusazione nei confronti dei giudici milanesi. Anche il presidente dell’Anm Luca Palamara invita ad “avere il coraggio di mettere mano alla disciplina della prescrizione. Ce lo dice anche l’Europa”.

Ma a Catania il ministro della Giustizia Paola Severino glissa l’argomento e pronuncia il discorso inaugurale dell’anno giudiziario, promettendo di accorciare le distanze tra i tribunali del nord e quelli del sud, affrontare il problema delle sedi disagiate di alcune procure. “Sono aperta al confronto con il Csm e disponibile a cercare soluzioni condivise” avverte la Severino, che si è trovata davanti una platea di avvocati “in protesta”. La categoria forense è sul piede di guerra dopo il varo del decreto liberalizzazioni, che prevede l’abolizione delle tariffe professionali. Una scelta che il ministro aveva difeso anche davanti ai giornalisti, sottolineando come “erano già state abolite con la legge Bersani. Noi abbiamo reso attuativo il precetto dell’abolizione delle tariffe e regolamentato il rapporto tra cliente e professionista”. Dura la replica di Francesco Greco, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati: “Non risponde al vero che il ministro della Giustizia ha dato la sua disponibilità a sentire l’avvocatura, come ha detto poco fa la rappresentante del Governo nel suo intervento, anzi a fronte di un impegno ci siamo trovati in assenza di un dialogo”.

I procuratori presenti alle cerimonie puntano invece l’accento sui problemi della giustizia italiana. Oltre alla prescrizione (messo in evidenza da Giovanni Canzio) c’è il sovraffolamento delle carceri e la turnazione decennale degli uffici, che ad esempio a Torino porterebbe allo smembramento del pool di Guariniello. Ottimista il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo: nella lotta alla mafia nel palermitano “la situazione non è fuori controllo e può essere guardata con una certa tranquillità, sotto il profilo del contrasto economico e patrimoniale”, mentre dalla procura di Torino arriva l’invito a preservare l‘indipendenza della magistratura. ”La magistratura non può e non deve essere in sintonia con nessun governo, quale che sia il suo colore, quale che sia la maggioranza che lo sostiene”, ha detto Gian Carlo Caselli. Dal tribunale di Latina arrivano invece dati allarmanti: 68 gli omicidi e i tentati omicidi nel 2011, rispetto ai 44 dell’anno precedente. Sono aumentati gli omicidi colposi, 273 contro 228. Sono cresciute le rapine (506 invece di 315) e i sequestri di persona (7 contro 5). “E’ vero che la competenza del tribunale di Latina è estesissima (si parla di un’area lunga quasi 100 km fino ai confini della Campania) – spiega il procuratore generale presso la corte di appello di Roma, Luigi Ciampoli – ma è anche vero che quella terra è “da sempre caratterizzata da agguerrite organizzazioni criminali di stampo camorristico”.

Le proteste degli avvocati

Napoli – Imbavagliati, con un cerotto sulla bocca. Si sono presentati così gli avvocati alla cerimonia odierna e si sono alzati in piedi e di spalle al palco quando, a parlare, è stato Luigi Birritteri, capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi del ministero della Giustizia.

Palermo - “L’avvocatura è uscita dall’aula – spiega Francesco Greco nel discorso inaugurale – perchè non è più disponibile ad assistere alla mercificazione della giustizia e alla svendita dei diritti della difesa”. “Quello che si sta verificando contro l’avvocatura – spiega – è talmente grave che è intervenuto persino il Presidente dell’Ordine europeo. E’ una riforma blasfema rispetto alla Carta dei diritti dell’uomo”

Firenze – Anche in questo caso la categoria forense non ha partecipato alla cerimonia: il presidente dell’Ordine, Sergio Paparo, leggerà un testo in cui si mette l’accento “sulle anomalie che stanno comprimendo il diritto del cittadino all’accesso alla giurisdizione, a una difesa autonoma, a un difensore che sia libero ed indipendente dai poteri economici”.

Bari - Gli avvocati hanno lasciato l’aula della cerimonia inaugurale al termine dell’intervento dell’avvocato Manuel Virgintino presidente dell’Ordine di Bari, che ha dato voce ai problemi della categoria: “L’avvocatura oggi non può tacere di fronte a ciò che sta accadendo e alla volontà del governo di subordinare il diritto all’economia, i diritti fondamentali al lucro, gli avvocati al capitale”.

Ancona - Il presidente dell’ordine degli avvocati delle Marche, Arturo Pardi, non si presenta alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario presso la corte d’appello di Ancona. Sono essenzialmente tre le lamentele delle toghe marchigiane: la mancata concertazione con il governo sul tema delle liberalizzazioni, che invece – secondo Pardi – “c’è stata con le altre categorie, mentre sul tema dei diritti dei cittadini non c’e’ stato alcun confronto”. Sotto accusa anche le società di capitali tra avvocati, introdotte dalla legge di stabilità, “perché – ha spiegato il presidente regionale degli avvocati – è agli antipodi dei diritti”. Infine, critiche al tribunale delle imprese, appena creato dal governo perché si occupi di tutti gli aspetti economici, non avrà una sede nelle Marche, “ma il riferimento per la nostra regione sarà Bologna“.

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