Oliver Twist abita ancora qui. Londra è un po’ la cartina di tornasole della crisi profonda della etica del capitalismo. Perché se Londra è la mecca del capitalismo europeo è anche il luogo dove le tensioni e le disuguaglianze sono più folli ed evidenti. Ricchi e poveri sempre più distanti? Non è solo uno slogan da indigandos e da 99 per cento.

Basta confrontare le cifre che vengono pubblicate dai giornali britannici in questi giorni. Pagati affitto, tasse e bollette, a una famiglia di poveracci di Oldham (sobborghi di Manchester) con marito disoccupato, moglie casalinga e 4 figli a carico, rimangono per vivere 62 pence a testa al giorno. Ecco la misura della povertà in Gran Bretagna: meno di un euro a testa al giorno. Questo dato choc – rivelato dall’economista della London School of Economics Tim Leunig in un calcolo pubblicato ieri sul Guardian – sarebbe uno degli effetti dei tagli orizzontali al welfare proposti dal governo Cameron per far fronte a un debito pubblico che ieri ha sfondato la cifra di un trilione di sterline.

La mancanza di soldi nel pubblico sta anche devastanto la sanità, per cui ieri i tabloid sparavano in prima pagina dati agghiaccianti come le 1.316 morti negli ospedali l’anno scorso per fame e per sete: 4 morti al giorno. E i ricchi? Nonostante tutto continuano a pagarsi stipendi da capogiro. Se per alcuni big della finanza come Goldman Sachs quest’anno sono vacche più magre del 21 per cento (a tanto ammonta il taglio dei bonus dovuto alla crisi), altri se ne sono fregati alla grande. Il Financial Times parla di una media di 1,8 milioni di sterline a testa per i 1200 top manager delle banche, compresa Royal Bank of Scotland, che è stata nazionalizzata per scampare al fallimento dopo il crac del 2008-2009. Grande polemica sul compenso di Stephen Hester, amministratore delegato della banca che è per l’83 % in mano pubblica, che per i risultati del 2011 si è auto-assegnato un bonus da 1 milione e 600 mila sterline. Non è il solo se -sempre il Ft- parlava di 8 miliardi di sterline accantaonati dalle maggiori banche inglesi (Rbs, Hsbc e Barclays) per i bonus di fine anno.

Il Fatto Quotidiano, 26 Gennaio 2012