Ho letto con interesse il libriccino Fermate l’Eurodisastro! di Max Otte, professore universitario nonché gestore di fondi di investimento e direttore di centri per la gestione di patrimoni. Il libro è pubblicato in Italia da Chiarelettere.

Penso che il titolo sia fuorviante, perché una buona parte della tesi di Max Otte verte non sull’euro, ma sulla crisi finanziaria (che ha scatenato quella economica, e poi quella dei debiti sovrani che in Europa prende la forma di crisi dell’euro). Otte ne fa un’analisi critica a mio avviso condivisibile anche se macchiata da un certo qualunquismo nel dividere le banche “buone” (come le casse di risparmio, le banche popolari e casse rurali) e quelle “cattive” (le banche di affari). Se Otte avesse ragione, la crisi si sarebbe fermata ai ricchi speculatori internazionali, senza travolgere i tanti piccoli risparmiatori ingannati dalle loro banche “buone” che comunque hanno abbracciato – senza spiegarlo ai clienti – la finanza ad alto rischio. Otte punta inoltre il dito contro la cosiddetta “oligarchia finanziaria”, un’entità astratta un po’ da teoria del complotto.

Ma insomma, a parte questo, finché si parla di finanza il buon Otte se la cava. Il guaio è quando passa a parlare dell’euro. Intanto commette alcuni errori madornali: loda ad esempio i dieci Paesi che, secondo lui, avrebbero ottenuto l’esenzione dall’adottare l’euro, mentre questa forma di opt out è stata concessa solo a Danimarca e Regno Unito. Il vanto di Otte è l’aver previsto “fin dal 1998” il destino della moneta unica. Ma io ricordo i commenti degli economisti all’epoca: praticamente nessuno dava più di sei mesi di vita al neonato euro, che invece per dieci anni ha goduto di ottima salute surclassando il dollaro ed era sulla buona strada per diventare una valuta di riserva mondiale, fino alla crisi attuale.

Otte propone infine soluzioni-disastro quali l’uscita di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo dall’area euro. Per fortuna Chiarelettere ha aggiunto una post-fazione di Francesco Daveri che analizza le conseguenze di questi scenari e restituisce un po’ di dignità al libello.

E’ comunque interessante che un libro metta insieme la finanza mondiale e la crisi dell’euro, perché spesso si tende a dimenticare questo legame causa-effetto. Le riforme proposte da Otte in fondo altro non sono che la regolamentazione del sistema finanziario e l’introduzione di una Tobin Tax. Come molti euroscettici, dopo aver detto peste e corna dell’Europa e dell’euro, Otte nei fatti propone quello che l’Ue già ha fatto e fa e arriva addirittura a caldeggiare un’agenzia di rating europea.

Proprio il legame finanza-crisi determina e, a mio avviso, continuerà a determinare gli equilibri in Europa nel prossimo futuro. La scelta di David Cameron di non sottoscrivere il trattato sul fiscal compact è stata dettata dal rifiuto dei 26 di accettare le sue condizioni, tutte centrate sulla protezione della City di Londra: uno dei templi della finanza internazionale, una delle sedi dell’oligarchia finanziaria di Otte. Alcuni aspetti poco noti sembrano fatti apposta per alimentare le teorie del complotto. Ad esempio la City di Londra non è soggetta a nessuna autorità se non a quella della Regina Elisabetta… Polizia, controlli, tutto autogeno e indipendente nella City!

Durante la mia presentazione al liceo di inizio novembre ho chiesto ai ragazzi di memorizzare almeno un dato: negli ultimi tre anni gli Stati Membri dell’Ue (attraverso i contribuenti) hanno pompato nel sistema finanziario, tra aiuti e garanzie per salvarlo dal tracollo, la ragguardevole cifra di 4,6 trilioni di euro. Non sono i fantastilioni di Zio Paperone, ma milioni di milioni, come nel noto slogan pubblicitario.

Lo scorso giugno la Commissione europea ha proposto di istituire una tassa sulle transazioni finanziarie. Non una nuova tassa, ma un modo diverso di finanziare parte del bilancio Ue. Un modo più trasparente e più equo, un modo per far tornare nelle casse degli Stati le risorse che sono uscite verso il sistema finanziario dall’inizio della crisi.

Sono curioso di vedere come voterà l’Italia al momento della verità.

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.