E’ consolatorio che anche Beppe Severgnini la pensi come me. Nel suo editoriale “Italians” sul Corriere di qualche giorno fa affronta la puntigliosa questione dell’anonimato in rete. Ma che, forte di questa anonimia, il Web non diventi uno strumento per gli astiosi, un gorillario ingovernabile.

Nella piazza virtuale si può sempre tirare un sasso e rimanere impuniti. Nessuno sa chi è stato. Pure Platone si è occupato del problema e diceva che anche un uomo onesto dotato dell'”invisibilità” diventerebbe un ladro (tanto chi lo scopre).

Ma la libertà d’espressione è altra cosa. E’ prendersi carico di ciò che si dice.

Chi non ricorda la celeberrima scena di Alberto Sordi nel film di Fellini I Vitelloni che passando in auto lungo un cantiere stradale apostrofava gli operai con “Lavoratori….” seguito da un sonoro pernacchio e dal gesto dell’ombrello.

Sarebbe questa la perfetta immagine del troll, guascone, strafottente, impunito.

Salvo poi che la sgangherata Fiat dell’Albertone nazionale si inceppa per guasto improvviso a pochi metri dal cantiere. E allora non resta altro agli “impuniti” che mettersi in fuga davanti al mucchio inferocito.

C’è un troll in ognuno di noi? Direi di sì, se qualcuno ci taglia la strada giù improperi a non finire coperti dall’ anonimato/abitacolo della propria auto.

Gratuitamente e in assoluta “copertura di rete” si può inveire contro chiunque facendosi leggere da chiunque.

E’ il bello della rete, bellezza! Che rischia però di diventare un sottoprodotto giornalistico aperto a chiunque.

I troll e i blogger fanno volontariato d’opinione e in ogni caso l’attività di pensiero è sempre apprezzabile.

Spesso noi giornalisti sbagliamo ma ci mettiamo il nome e la faccia.

I commenti, del resto, sono una delle anime del nostro giornale. Ci segnalano notizie, opinioni, e errori (i nostri)“, è il Verbo del buon Peter Gomez. Delle serie crescete e moltiplicatevi, Eiw (ossia Eterni Incazzati del Web. Nome scippato ad Andrea Scanzi). Se invece non voglio copiare, attività nella quale i giornalisti riescono benissimo, li chiamerei I.V. (Indignez Vous, dal nome del mini/pamphlet di Stephane Hessel. 93 anni di indignazione, ne hanno fatto un campione d’incassi).

La mia socia Marika dice: “I troll sono sacri. Fanno audience. Nessuno li ferma… E’ un argomento che si avvita su sé stesso”.

Intoccabili Troll (che vi siete inventati nomi di fantasia al vetriolo) continuate pure a fare gli indignati ma almeno diteci chi siete.

di Januaria Piromallo