Leggo ora questa notizia, mi lascio andare a qualche commento scritto o detto qui e lì e non sono completamente in grado di elaborare un pensiero. Innanzi tutto non capisco la differenza tra neonato e neonato nato affetto da nanismo. C’è un neonato.

Provo a non pensare male di quella mamma. Provo a capire i suoi sentimenti. Non ne sono capace. Non trovo sentimenti ma solo un grande, anzi, il più grande tradimento che si posso fare ad un bambino appena nato. Abbandonato perché malato. Non sono così sufficiente forte da capire. Se quel bambino è stato rifiutato dalla sua mamma, cosa ne sarà dei prossimi figli sani di questa mamma? Una madre diventa tale se ci sono patti e condizioni che soddisfino le sue aspettative , o diventa madre quando partorisce la sua creatura?

Ho pensato che la legge mi avrebbe tutelato se avessi abbandonato Diletta. Assurdo. Tutelate come donne che abbandonano un figlio e dimenticate come donne che lo crescono. Protetta dietro fogli in bianco che nascondono viltà, e messe in prima linea di fronte a continui diritti negati. Dal mio punto di vista dovrebbe essere garantito il contrario.

Forse se quella donna avesse avuto intorno a sé cure, attenzioni, spiegazioni, esempi, appoggi specialistici … oggi sarebbe a casa con il suo bambino.  Ma siamo davvero troppo lontani dalla civiltà cui diciamo di appartenere.  Immaginiamo ora il futuro di questo bambino. Reso diverso non dal nanismo ma dalla ferita dell’abbandono. Pensiamo al suo futuro, alle sue opportunità … Forse una mamma degna di questo nome giungerà ad occuparsi di lui, e allora sarà stato fortunato a perdere il mammifero che lo ha partorito.  Tra i due chi ha davvero perso l’opportunità maggiore è questa persona. Scusate se posso apparire retorica. Ma dal profondo del mio sentire non ho altro da aggiungere.

A parte un bacio ed un augurio a questo bimbo catapultato tra noi in questo modo infame, vile e squallido. Un bimbo, pensiamo solo a questo : un bimbo.