È da stamattina che cammino furibondo dentro casa come un lupo in gabbia borbottando improperi contro l’ennesimo sfregio alla legalità e alla cultura antimafia nel paese che mi ha dato i natali e che mi ha cresciuto. Sarà che qui dal Messico la situazione sembra davvero troppo eclatante.

Cerco di convincermi che non è successo nulla di diverso dal solito, che in fondo lo sapevamo tutti come avrebbe votato il Parlamento sul caso Cosentino, che per carità, non è che debba essere condannato e tacciato di camorrista solo perché lo si sospetta tale, ma magari sarebbe giusto che si potesse investigare al riguardo, giusto per sfatare ogni dubbio, anche perché non è che è accusato di aver rubato tre pacchetti di caramelle da Castroni, ma di essere il referente dei Casalesi nelle istituzioni nazionali.

Ne parlo con amici messicani, cercando di convincerli della gravità della cosa, della vergogna che provo, della frustrazione. Diego, un collega giornalista messicano con cui bevo molto caffè mi guarda e sorride. “Ma scusa, fammi capire, il tuo problema qual è? Davvero credevi che il Parlamento avrebbe consentito l’arresto di Cosentino?” “Beh, non è che ci contassi troppo, ma una speranza l’avevo. Sai, è come quando la Roma gioca una partita con il Manchester e pensi, ci fanno a pezzi, ma sotto sotto dici… hai visto mai…”

“Il problema di voi italiani è che non riuscite a farvi una ragione di essere fondamentalmente dei mafiosi come tutti noialtri. Credete di avere un sistema solido, antico, che regge qualsiasi urto, e invece siete né più né meno che un paese in mano alle mafie. Giudicate gli altri dall’alto dell’arte, della cultura, della letteratura. E chi le nega queste cose? Ma guarda che pure qua ci sono le piramidi e reperti artistici incalcolabili, ma oggettivamente il Messico è un paese divorato dalla malavita. E voi non siete certo messi meglio. E ce li avete pure in Parlamento. Magari non come in Colombia negli anni d’oro, dove al Congresso ci stava Pablo Escobar in persona, ma comunque secondo me prima accettate quello che siete e meglio state”.

Ecco, è questo che mi riesce così difficile forse, accettare la realtà. Accettare che forse, in fondo, l’Italia non è composta da mele sane che non riescono a disfarsi delle mele marce, piuttosto di un albero che è marcio fin dal tronco. Non ho nemmeno la forza di ridere dell’incoerenza della Lega, che risulta sempre più decisiva nell’impedire che si faccia chiarezza su temi così gravi.

Incapace di venire a capo di questo dilemma finisco per dare ragione a Diego e ad accettare di far parte di un paese corrotto, mafioso e ingiusto. E a dire la verità comincio già a sentirmi meglio. Magari aveva ragione lui, diventa tutto più facile. Forse è così che riescono a fare quello che fanno anche i parlamentari della Lega.