Dopo aver prodotto l’equo “genocidio” della classe media, i Monti Python avvieranno la fase 2, quella del rigore e dello sviluppo (di ulteriori disuguaglianze).

Come noto, Monty Python è stato un gruppo comico inglese, attivo dal 1969 al 1983, composto da membri che hanno avuto un’educazione di alto livello (laureati a Oxford e Cambridge), e la loro commedia è acutamente intellettuale, con uso innovativo di tecniche classiche, autoreferenze e riferimenti culturali. Questo gruppo di “intellettuali” si è specializzato nel “teatro dell’assurdo.

Il neo gruppo capeggiato da Bin Loden pare si stia specializzando nello stesso teatro, atteso che predicando il mantra dell’“equità, rigore e sviluppo” ha invece disseminato grave iniquità, senza lambire in alcun modo privilegi e caste (quelle vere, composte da politici inetti e lestofanti, e dalla pletora di seconde file di portaborse e mediocri figuranti parassitari).

Ora il verbo recita “rigore e sviluppo” che secondo i profeti del Nuovo Testamento, Monti-Catricalà-Passera, significa innanzitutto liberalizzazioni. Invero, secondo la definizione data dai dizionari “liberalizzare” significa: “1. In economia, rendere un’attività libera da barriere economiche, dazi e simili.; 2. Rendere libero qualcosa, eliminando divieti e vincoli”.

La liberalizzazione economica risponde innanzitutto all’esigenza di garantire un sistema di concorrenza che ha effetti positivi per i consumatori, con un abbattimento delle tariffe e un miglioramento dei servizi. Occorre tuttavia comprendere quali prestazioni oggi siano in Italia già libere e quali non. Altrimenti si fa demagogia o si procede a una ingannevole liberalizzazione con l’intento di mantenere il sistema inalterato.

Nel nostro Paese il libero mercato nei settori fondamentali dell’economia (quelli che si ripercuotono sulle nostre tasche) è sempre mancato e manca, per vari motivi (statalismo, monopolismo, oligarchismo, arricchimento di pochi in danno della collettività). I settori fondamentali sono: energia, trasporti, banche, assicurazioni, posta, telecomunicazioni.

Se negli ultimi anni qualcosa è migliorato nel settore delle assicurazioni, negli altri campi non v’è concorrenza. Il legislatore prima e l’Autorità della Concorrenza poi hanno avuto un ruolo tutt’altro che “liberalizzante”.

Occorre dunque intervenire subito in tali settori perché solo così questo Paese sarà veramente libero e si avrà una forte contrazione della spesa annua di ciascuno di noi, con il miglioramento dei servizi.

Ora siamo alla farsa, appunto al teatro dell’assurdo. Le icone del mantra dei tre profeti sono farmacie-taxisti-avvocati e professioni intellettuali. Quanto a taxisti e farmacie, forse sarebbe giusto avere un libero mercato affinché i consumatori possano acquistare prodotti meno cari con un servizio migliore.

Quanto alle professioni intellettuali mi siano consentite forti perplessità. Esse sono già definite “libere professioni” e un motivo ci sarà. I liberi professionisti intellettuali svolgono attività “protette” iscrivendosi agli albi, posti a tutela della qualità del servizio e dei consumatori. L’iscrizione all’albo è già libera ma pretende – a garanzia della preparazione scientifica – un praticantato e un esame di abilitazione.

Si potrà ora sostenere che: il praticantato debba essere realmente formativo e retribuito e siamo d’accordo; l’esame deve essere rigoroso e uniforme nella sua valutazione e siamo d’accordo; gli Ordini sono corporativi e poco uniformi a livello geografico e siamo d’accordo. Si intervenga dunque su tali profili.

Sostenere invece che vanno eliminate le tariffe minime è delicato. Intanto sono appunto “minime”, dunque basse e finalizzate unicamente a garantire la (minima) dignità di una professione intellettuale (può un avvocato o un ingegnere o un medico essere pagato meno di uno che ti sistema la lavatrice?). Vi fidereste di un avvocato o di un ingegnere che vi fanno una consulenza a € 49,99? Le tariffe presidiano la dignità e la preparazione.

E’ certamente opportuno cambiare le tariffe (incomprensibili e poco trasparenti) sostituendole con un minimo/massimo per ogni tipo di prestazione e comunicarle in anticipo al cliente.

Il mascherato intento dei profeti (e delle macerie dei partiti che li sorreggono) è di donare a Confindustria ciò che chiede da anni: l’egemonia dell’avvocatura (e non solo) per meri motivi economici. Quanto all’avvocatura occorre ricordare che essa presidia lo Stato di diritto e l’intangibilità dei diritti. Crollati i quali viene meno la democrazia. Ricordiamoci che in ogni dittatura il primo passo è la rimozione della classe forense. E la dittatura può essere anche “dolce” ed “economica”.