Tamim bin Hamad Al Thani e Joseph Blatter

Le mani degli sceicchi sul calciomercato. La trama, a livello delle trattative per i calciatori, è nota: l’argentino Tevez in procinto di trasferirsi dal Manchester City a Milano, sponda rossonera; il brasiliano Pato che sta per lasciare il Milan per raggiungere i suoi ex allenatori Ancelotti e Leonardo (ora direttore sportivo) a Parigi, pronto a vestire la maglia del Paris Saint-Germain (PSG). Fuochi d’artificio di inizio anno per un kolossal hollywoodiano che fa sognare i tifosi. L’intreccio, a livello societario, è meno noto e potrebbe invece configurare nuovi scenari di economia politica calcistica che rischiano di sottrarre ai tifosi qualsiasi sogno. A muovere i fili della rappresentazione oggi sono gli sceicchi, i nuovi padroni del calcio europeo, che dopo aver investito nel tennis, nei motori e nel golf, da tre anni e mezzo sono entrati a suon di milioni nel mondo del calcio. Come? Tramite l’acquisto di società – Manchester City, Malaga e PSG – o la sponsorizzazione di una decina di altre. I soldi li hanno loro, nessuno può permettersi di competere al loro livello.

Anche i luoghi sono importanti. Sia il Milan che il PSG si trovano al momento a Dubai, per un ritiro invernale in attesa di riprendere i rispettivi campionati. Ma mentre i giocatori sudano sotto il sole, i dirigenti sono impegnati nelle trattative di calciomercato dall’altra parte del golfo. A Doha, nel Qatar, sede della proprietà del PSG da quando a maggio di quest’anno l’erede al trono, il principe Tamim bin Hamad Al Thani, ha sborsato 50 milioni di euro per l’acquisto della società parigina. A Doha si discute del destino di Pato, ma non solo. I luoghi sono importanti. Ci sono circa 500 chilometri in linea d’aria tra Dubai e Doha, e nel mezzo c’è Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti. Qui risiede invece lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyān (tra l’altro sposato con la figlia dello sceicco di Dubai), che nell’agosto 2008 ha acquistato per circa 250 milioni di euro il Manchester City, aprendo le danze arabe sulle nuove proprietà del calcio europeo. Ad Abu Dhabi si decide il destino di Tevez e tutto lascia pensare che sia consequenziale a quello di Pato, ma non solo. Nella penisola arabica si stanno decidendo i nuovi rapporti di forza del calcio europeo.

Se il Milan infatti cede il brasiliano Pato al PSG di Doha, i “cugini” di Abu Dhabi potrebbero dirottare l’argentino Tevez a Milano. Altrimenti non se ne fa nulla. D’altronde il pallone lo hanno portato loro, e se qualcun altro vuole giocare si adatti. Il principe erede Tamim bin Hamad Al Thani controlla infatti la cassaforte di famiglia, la Qatar Investment Authority: un patrimonio stimato in oltre 60 miliardi di dollari e accordi miliardari per la gestione del terzo giacimento di gas naturale a livello mondiale. Quest’estate ha speso 86 milioni di euro in calciatori tra Pastore, Sirigu e Menez. Ora è pronto ad investirne altri 130 (60 per il cartellino e 70 per l’ingaggio, un quinquennale da 7 milioni netti l’anno) per strappare Pato al Milan. Lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyān può invece attingere al fondo di investimento della famiglia reale, la Abu Dhabi United Group Investment and Development Limited: oltre mille miliardi di dollari di patrimonio per la gestione del 95 per cento delle riserve di petrolio della UAE, pari al 9 per cento mondiale. Quest’estate ha speso oltre 92 milioni per Nasri, Aguero, Clichy e compagnia. Il suo investimento nel Manchester City dall’estate del 2008 supera il miliardo di euro, la metà spesi per acquistare calciatori.

Quando nell’estate del 2009 spese circa 15 milioni per l’acquisto dell’inglese Gareth Barry dall’Aston Villa e l’estate seguente replicò con 24 milioni per il suo compagno di squadra James Milner, fu subito chiara una cosa. Questi acquisti a prezzo esageratamente alto per giocatori poco più che discreti furono fatti non tanto per rinforzare la squadra, quanto per impedire che si rinforzassero le concorrenti della Premier League. Una volta messe le mani sul calciomercato locale, e fatto intendere a chi di dovere come il vento fosse cambiato, gli sceicchi si preparano ora a far diventare ‘cosa loro’ anche il mercato europeo. Per chiudere il cerchio bisogna infatti ricordare che da luglio 2010 il Milan porta sulla maglia lo sponsor Fly Emirates, compagnia aerea di bandiera di Dubai, grazie ad un accordo che ha portato nelle dissestate casse rossonere la bellezza di 300 milioni per 5 anni, più vari bonus legati al raggiungimento degli obiettivi. Lo scambio di giocatori sull’asse Dubai-Doha-Abu Dhabi tra Milan, PSG e Manchester City diventa quindi il sigillo finale: la certificazione che il nuovo potere del calcio parla arabo.