Anno nuovo vita nuova. Il detto popolare vale anche per la Rai? Voci autorevoli come quelle di Carlo Freccero, Angelo Guglielmi e del dg Lorenza Lei hanno prospettato per il 2012 scenari completamente diversi. Per Freccero è fondamentale “il ritorno alla tv pensata … il pubblico ha bisogno di essere informato sempre più”. A conferma di questo vi è il successo di Santoro con Servizio pubblico che per poter andare in onda si è dovuto inventare la piattaforma trasmissiva e anche Piazza pulita di Formigli su La 7.

L’informazione rappresenta il bene primario del servizio pubblico, nella lunga telenovela sul caso Minzolini e la perdita drammatica di ascolti del Tg 1 a favore del tg di Mentana, qualcuno lo ha dimenticato. Guglielmi, invece, auspica “il raffreddamento totale della comunicazione e la necessità di scelte coraggiose”. È ’ importante comprendere che nel momento in cui avviene una maggior distribuzione degli ascolti tra le varie piattaforme, digitale, satellitare, pay e l’identificazione di un pubblico che fruisce della tv prevalentemente su internet, a vincere è ancora la tv generalista. A essa non esiste una vera alternativa, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica.
Lo conferma il dato di ascolto del 31 dicembre: tra le 20, 30 e le 24 il bacino di ascolto totale è stato di oltre 17 milioni di telespettatori, uno in più dello scorso anno e alla scoccare della mezzanotte la differenza ha raggiunto il milione e mezzo superando complessivamente i 18 milioni di telespettatori con il 75 % di share in prima sera sulle tv generaliste. Le ragioni sono molteplici: una popolazione anziana, la crisi ha fatto preferire la casa come luogo della festa.

La realtà è che la tv generalista va difesa come fa il WWF con gli animali e l’ambiente. Per il dg “la Rai è servizio pubblico: deve essere vissuta e condivisa tra i dipendenti e i telespettatori”. I dipendenti sono in attesa di condividere, mancano solo tre mesi alla scadenza del mandato dell’attuale cda. Credo che prioritario su tutto sia il recupero dell’immagine Rai. Ciò può avvenire solo aumentando la qualità dei programmi e dell’informazione come richiesto dal contratto di servizio pubblico e con l’attuazione di un piano industriale in grado di far tornare l’azienda nuovamente centrale nel sistema. Per capire quanto c’è da lavorare basta leggere le proteste dei cittadini a causa dell’adeguamento Istat del canone.

Il disastro parte da lontano, dall’editto bulgaro (18 aprile 2012), da allora l’immagine della Rai si è progressivamente sgretolata grazie a chi ha eseguito gli ordini del Cavaliere che pubblicamente chiese la chiusura di programmi “criminosi”. Da quel momento è partita la macchina del fango che interviene tutte le volte che un politico si alza storto alla mattina. Allora Enzo Biagi fu accusato di aver perso appeal. Santoro e Luttazzi di faziosità, nonostante che fossero vincenti sia negli ascolti che negli introiti pubblicitari. Anche il tira e molla sul rinnovo dei contratti di Fazio, Saviano, Santoro, Dandini, Floris, Gabanelli, bene non ha fatto all’immagine del servizio pubblico.

Un altro problema sta per scoppiare
. Nessuno ne parla perché nei confronti del suo nome da oltre un anno vi è il veto: Roberto Saviano. Il grande Fiorello nel suo straordinario successo non è arrivato al livello della coppia Fazio-Saviano che, nelle quattro puntate di Vieni via con me, ha portato di fronte alla tv circa tre milioni di telespettatori in più della media del periodo. Prima o poi qualcuno lo dovrà dire a chi paga il canone che Che tempo che fa finirà un mese prima del solito per permettere a Fazio (contratto in esclusiva Rai) di rifare a maggio il programma non su RaiTre ma su La 7. Se la Lei ha intenzione di far seguire i fatti alle parole faccia il possibile per riportare Vieni via con me in Rai.

Il Fatto Quotidiano, 4 Gennaio 2012