Non si riesce a capire se lo fanno per assurgere agli onori della cronaca per qualche istante o per pura volontà di provocazione. Eppure Giovanni Zen il suo momento di notorietà lo ha già avuto, essendo stato parlamentare della XII legislatura, dal 1994 al 1996, nelle file del Partito Popolare Italiano.

Se il suo intento fosse stato quello di generare un po’ di maretta in un mondo della scuola reduce da uno dei periodi più bui della sua storia, il preside Zen è riuscito nel suo obiettivo. Dirigente scolastico del liceo Brocchi di Bassano del Grappa, ipertrofico della comunicazione (42 circolari in 18 giorni di scuola; con picchi di 6 circolari in un solo giorno il 6 dic. e di 5 circolari sia il 20 che il 22), è componente della Delivery Unit nazionale che coordina le sperimentazioni delle principali innovazioni organizzative, metodologiche e didattiche degli istituti tecnici. Una delle numerose circolari, peraltro, pontifica sull’uso di Facebook, tema su cui mi è già capitato di intervenire altrove.

Evidentemente, però, Zen non è pago di questa sua indefessa attività: qualche giorno fa si è preoccupato di far pervenire ai docenti italiani – non più via circolare con risonanza mediale, ma direttamente dalle pagine di un quotdiano – alcune irrinunciabili indicazioni su come impiegare utilmente i giorni di cui usufruiscono in occasione della sospensione delle attività didattiche prevista dal calendario scolastico.

“Queste giornate di vacanza per gli studenti – esordisce Zen – per i docenti in realtà non dovrebbero essere di vacanza. Non essendo giorni di ferie, tutti dovrebbero essere in servizio, nonostante la pausa delle lezioni”. Dunque “vista la possibilità da parte dei docenti e dei presidi di un periodo di vacanza anche senza essere in ferie”, vengono offerti degli “stimoli di riflessione, in vista di una ricaduta sul lavoro di classe con gli studenti”. 
“Ho notato – scrive Zen – anche in molti giovani docenti, una cosa che da tempo mi sta facendo riflettere: trovo troppi professori che si limitano ad eseguire il proprio lavoro secondo un profilo minimalista, senza entusiasmo, senza quella grinta educativa che i nostri studenti attendono come la manna”. In perfetto spirito natalizio, Zen ci invita a far tesoro del beneficio che lo Stato ci concede – quello delle vacanze gratis, appunto, concetto fastidiosamente ribadito a più riprese nell’intervento del Catone di Vicenza – raccogliendoci a meditare sul “senso del proprio servizio ai ragazzi di oggi”.

Il link all’articolo di Zen – come qualcuno avrà già visto attivandolo – contiene anche l’efficace replica del marito di un’insegnante di scuola primaria, ma anch’io voglio dire qualche cosa.

Mi trovo – come tutti i miei colleghi – a sfruttare, immoralmente, a quanto pare, la generosa regalia che lo Stato concede alla privilegiata casta di lavoratori di cui faccio parte. Trascorro, ancor più immoralmente, alcuni giorni in un viaggio di piacere. Nel mio bagaglio ci sono 90 compiti di  Italiano (saggi brevi e temi di letteratura) e 28 compiti di latino che devo correggere.

Ma non è questo il punto. Continuo ad essere perfettamente consapevole che stendere l’asfalto sull’autostrada sia un lavoro decisamente più usurante. E, del resto, non c’è necessità di autogiustificazione da parte di chi svolge costantemente e doverosamente la propria mansione con impegno e anche con quel senso del proprio mandato su cui – ce lo consenta Zen – riflettiamo quotidianamente, anche senza il suo invito.

Vorrei piuttosto richiamare l’attenzione sull’incipit dell’intervento del castigamatti palladiano: “Questo Paese, ha ripetuto più volte il Consiglio dei Ministri (sic!) Mario Monti, o si salva tutti assieme o non si salva. Il che significa che ognuno deve fare la propria parte. Togliendo anzitutto le incrostazioni, cioè le cose che non vanno e le contraddizioni più o meno mascherate. Resta poi il grande tema dell’equità, quindi della giustizia sociale. Che è domanda di una politica in senso alto, pulito, trasparente. Anche la scuola può e deve fare la propria parte”.

La Scuola, per Sua informazione, nella propria parte migliore e prevalente, ha fatto, fa e farà la propria parte senza imbeccate provocatorie: reggendo l’impatto con aggressioni formali e sostanziali di cui fino a un mese fa è stata bersaglio; continuando a svolgere un lavoro occulto perché non quantificabile, nonostante i magri salari, bloccati ancora a lungo; bilanciando – nei tempi e nei modi che le sono consentiti – il disvalore esterno con attività e insegnamento, contenuti e modalità di relazione “vetero” per alcuni, impavidamente e coraggiosamente controcorrente per altri.

Nel Paese dell’evasione fiscale, della collusione mafiosa, della clamorosa disomogeneità nella distribuzione della ricchezza, dei privilegi della casta non siamo certo noi insegnanti, Giovanni Zen, ad ostacolare la salvezza.