Lo avevano già fatto nel 2006 ai tempi delle lenzuolate di Pier Luigi Bersani: una serrata dei punti vendita per protestare contro il piano di parziale liberalizzazione del settore. E anche questa volta la lobby dei titolari di farmacia ci riprova, per scongiurare le intenzioni del governo Monti in materia di farmaci di fascia C (con ricetta del medico e costo a carico dell’utente). Il tentativo di distribuire con maggiore semplicità certi prodotti, con conseguente aumento di posti di lavoro e calo di prezzi, viene bocciato dalla lobby con la spiegazione che i cittadini non sarebbero adeguatamente tutelati, che nelle farmacie 18mila attuali dipendenti potrebbero perdere il lavoro e che molte farmacie tradizionali verrebbero messe in difficoltà fino alla chiusura nei piccoli comuni.

La serrata è stata minacciata per impedire che altri farmacisti, attivi nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, possano vendere prodotti finora monopolio delle farmacie tradizionali. Per queste ultime la lobby è formata dalla Fofi (Federazione degli ordini dei farmacisti italiani), che in teoria dovrebbe muoversi a nome di tutti gli iscritti all’albo (circa 80mila) e non solo dei circa 17 mila titolari di punti vendita, e dal sindacato Federfarma. La prima è guidata dal brianzolo Andrea Mandelli, ex candidato parlamentare con Forza Italia, la seconda dalla milanese Annarosa Racca, ora scatenata contro la manovra del premier Mario Monti. E’ Federfarma che a inizio dicembre ha fatto pubblicare a tutta pagina sui principali quotidiani inserzioni a pagamento per respingere le intenzioni del governo, ed è ancora Federfarma che adesso ha ipotizzato di organizzare la serrata. Secondo le principali associazioni dei parafarmacisti, come Il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) e l’Associazione nazionale parafarmacie italiane (Anpi), le accuse per impedire la vendita diffusa dei farmaci di facia C sono «menzogne», al punto di aver incaricato alcuni avvocati per valutare gli estremi di «procurato allarme, falso ideologico e diffamazione».

La lobby ordinistica e sindacale dei titolari di farmacia (spesso figli o parenti di altri titolari) conta da sempre rappresentanti in Parlamento. Oggi la punta ha il nome del senatore pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, contemporaneamente presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari e vicepresidente della Fofi. Negli ultimi anni, come segretario della commissione Igiene e sanità al Senato, D’Ambrosio Lettieri ha gestito il percorso politico del progetto di legge Gasparri-Tomassini il cui (vano) obiettivo è stato quello di ridimensionare la portata della lenzuolata di Bersani, ovvero il poter vendere farmaci da banco (senza ricetta) anche fuori dalle farmacie tradizionali. Durante l’ultimo governo Berlusconi, sono stati vari i tentativi parlamentari a favore del ritorno dello status quo inseguito dalla lobby: un bersaglio mancato solo per poco.

Con l’avvento di Monti, per Fofi e Federfarma è tornato l’incubo. A fronte di un primo testo di decreto in cui il governo tecnico ha aperto il mercato dei farmaci di fascia C, la lobby ha fatto sentire il proprio peso. Subito, diversi sono stati (una trentina) gli emendamenti di parlamentari di vari partiti. In cinque casi si tratta di interventi soppressivi (addio libera vendita di farmaci), in 24 casi di interventi correttivi. Per esempio cercando di modificare i parametri demografici di riferimento per poter aprire una farmacia: un punto vendita non più ogni 5 mila abitanti ma ogni 3.500 (nei comuni fino a 12 mila residenti), in modo da sottrarre spazio alle parafarmacie; oppure chiedendo di predisporre degli elenchi di fascia C esclusi dalla liberalizzazione, anche qui riducendo il business dei nuovi entranti. A favore dei camici bianchi tradizionali si è schierato il Pdl, sia pure con alcune eccezioni contrarie (come nel caso di Enrico Costa, favorevole a una liberalizzazione ancor più spinta). Quindi è stata la volta di Lega e del Fli (con l’eccezione di Angela Napoli), compatti nel voler dare ascolto alla lobby dei farmacisti. Sul fronte opposto, a sostegno della spinta del governo Monti, si sono esposti esponenti di Udc e Pd. Ma la situazione appare comunque incerta, ed ecco la serrata.

Le ricostruzioni contenute in questo articolo sono tratte dal libro I veri intoccabili, di Franco Stefanoni (edizioni Chiarelettere)